Domenica, 25 Gennaio 2009 22:47

The Horsemen - Recensione

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Di thriller a sfondo biblico ne abbiamo già visti, uno su tutti SE7EN, a cui il regista stesso, Jonas Åkerlund, ammette di essersi ispirato. Dai trailer di The Horsemen, però, traspariva un diverso approccio che, insieme al talento visionario di Åkerlund, molto apprezzato dal pubblico (decisamente meno dalla critica) per il suo Spun e per i suoi videoclip musicali (Smack my bitch up dei Prodigy il più famoso) promettevano una pelicola comunque godibile. Purtroppo però, una volta in sala, difficilmente si potrà non rimanere delusi dalla visione di questo film.
La trama è piuttosto banale: il detective Aidan Breslin (Dennis Quaid) si trova ad indagare su una serie di omicidi rituali i cui responsabili lasciano indizi e simboli come a voler costruire un dialogo con gli inquirenti. Dopo squartamenti ed enigmi con riferimenti biblici vari si arriverà al prevedibile finale a sorpresa.
Dennis Quaid (Far from Heaven, The Day After Tomorrow) offre un'interpretazione pregevole, ma il personaggio è decisamente già visto: detective che ha perso la moglie, depresso, molto, troppo dedito al proprio lavoro, tanto da incrinare il proprio rapporto con i figli, da cui è allontanato in continuazione dallo squillo del cellulare che annuncia una nuova scena del crimine da visitare. Molto bravi anche gli altri attori, a partire dal giovane Lou Taylor Pucci che riesce a comunicare il difficile mondo di Alex, il figlio maggiore del detective protagonista. Interessante anche l'interpretazione di Zhang Ziyi (Memorie di una geisha, La tigre e il dragone) anche se il suo personaggio, troppo estremizzato, perde di complessità e profondità.
Non considerando i riferimenti biblici che sembrano privi di alcuna congruenza con la storia e alcune superficialità che rendono la trama decisamente poco credibile, questa pellicola, forse, avrebbe potuto avere un suo peso. Infatti, si nota una grande sintonia fra il cast e la regia che, grazie anche all'ambientazione in un innevato Winnipeg, perfettamente reso dalla fotografia di Eric Broms, riescono a trasmettere con potenza le emozioni che Åkerlund vuole descrivere.

La vera pecca sta nel tentativo di rendere questo film un thriller: la tensione non c'è. In tutta la pellicola sono presenti tre "colpi di scena", di questi uno è già svelato nei trailer ed un'altro è perfettamente intuibile in anticipo eliminando ogni suspance dal finale. Ed è proprio osservando i trailer che si può immaginare cosa abbia portato a questo risultato: molte delle scene in essi presenti sono poi state tagliate nel film presentato in sala. Probabilmente, alle origini, Åkerlund aveva preferito concentrare la propria attenzione nella descrizione dei personaggi, nell'approfondimento della loro psicologia e dei loro rapporti. In fase di montaggio però parte di questa ricerca è stata snaturata da un taglio troppo incalzante che, per tentare di tenere in tensione lo spettatore, non lascia abbastanza spazio ai personaggi per rendere la propria complessità.

doppioschermo

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