Lunedì, 29 Dicembre 2008 14:04

Noi due sconosciuti - Recensione

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Una famiglia, un uomo, un’amicizia importante, la perdita, il senso di smarrimento e un triangolo relazionale che riuscirà a chiudersi tra i protagonisti.
La famiglia in questione è quella dei Burke. Brian e Audrey sono sposati da diversi anni, hanno due figli e l’istinto passionale che li porta ancora a cercarsi e possiedono piccole dipendenze che li rendono umani, vulnerabili e insostituibili l’una per l’altro. Se non si generassero quei brevi conflitti in casa, potremmo tranquillamente dire di aver trovato davvero la famiglia perfetta. Discussioni che tirano in ballo l’amicizia tra Brian e Jerry, amici fin da bambini, che continuano a vedersi nonostante quest’ultimo sia diventato un tossicodipendente e abbia affondato nell’eroina il suo ruolo di individuo e poi di avvocato. Secondo Audrey di fatti, Brian non riesce a concepire il punto che oramai sia un’amicizia a senso unico, dove Jerry è quello che riceve e Brian quello che ingenuamente continua a investire nel rapporto.
Tutto cambia dal momento in cui Brian viene ucciso e Audrey si trova improvvisamente sola a dover gestire, non esclusivamente il vuoto lasciato nella sua vita, ma anche in quelle dei suoi figli.
La morte di Brian è così irragionevole e il dolore così sfiancante da portarla a chiedere aiuto a Jerry, forse perché unico punto irrisolto nelle vite di Audrey e Brian. La diffidenza della donna da sempre mostrata verso l’amico del marito, si trasforma nella consapevolezza di avere davanti il solo essere al mondo che ha conosciuto Brian in ogni suo aspetto, tanto da sapere aneddoti e segreti che Brian non aveva invece condiviso con la moglie.

La regista Susanne Bier ha la fortuna e l’onere di lavorare con due attori eccezionali come Halle Barry e Benicio Del Toro. La potenza della macchina da presa della Bier sta proprio nell’andare a indagare sui dettagli del volto mostrandoci così dei primissimi piani, che la stessa regista paragona a scorci di paesaggi, che ci catapultano nello stato d’animo dei personaggi. Trovo che nessuna immagine, nessuna inquadratura sia stata superflua per raccontare questa storia, che senza la bravura degli attori e appunto della Bier avrebbe potuto scendere nel patetico e presentarsi con una voce in falsetto.
Halle Barry ha invece portato sullo schermo una donna sconvolta i cui lividi però rimangono tutti all’interno, fino alla vera e propria esplosione del dolore nell’attimo in cui riesce finalmente a liberarsi dal dovere di mamma forte e protettiva e nell’attimo in cui non percepisce più Jerry come una minaccia per il marito, ma come un lottatore, esattamente come lei.
Jerry deve infatti riemergere da una serie di fallimenti personali procurati dalla sua dipendenze per la droga che continuamente lo fanno capitolare. Il volto stropicciato di Benicio Del Toro ci consegna una tale sofferenza di riuscita per affermarsi nella vita, che ci affezioniamo a lui ancor più che a Audrey.
Jerry troverà nella famiglia del suo amico proprio la forza e il pretesto per uscire dal giro. Insieme Audrey e Jerry tentano di disintossicarsi dalle loro paure di vivere senza aiuti e sostegni, l’amore di Brian per lei, l’eroina per lui.

doppioschermo

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