Esordio alla regia (a 51 anni) dell’eccelso fumettista Frank Miller, che fino ad ora si era limitato a benedire ed eventualmente sceneggiare un paio di film tratti dalle sue operae (il discreto Sin City di Robert Rodriguez, del quale sono già in lavorazione il secondo e il terzo capitolo, e il deleterio “300” di Zack Snyder); segue un rapido excursus per ricordare ai pochi rimasti che The Spirit non è una creazione di Miller ma del suo maestro e mentore Will Eisner, ispiratore anche di Welles e Friedkin. Come già avrete intuito, una recensione di questo film non può dunque sfuggire al riflesso pavloviano di paragonarlo ai suoi predecessori, e in particolare a “Sin City”: quelli che erano i punti di forza del lavoro di Rodriguez (lo strepitoso utilizzo della fotografia e del colore e più in generale l’impressionante fedeltà delle immagini cinematografiche al fumetto originale) sono giocoforza notevolmente indeboliti; venendo a mancare l’effetto-sorpresa dell’innovativa messa in scena, Miller ha intelligentemente lavorato di scalpello affinando la sceneggiatura, rendendola più brillante e ironica (anche verso se stessa e il genere che rappresenta: la frase con cui il nostro eroe si presenta alla giornalista, “Sono Spirit e prendo a schiaffi i cattivi”, riassume un po’ la filosofia del film), con momenti di vivace grotesque (il criminale manifesto programmatico che la coppia Octopus-Silken Floss illustra a Spirit con l’improvvisa “Deutschland uber alles” in sottofondo) che squarciano di tanto in tanto le proverbiali arie noir e danno vita a momenti di piacevole straniamento. Per il resto, non c’è molto da fare i sofisticati: The Spirit è uscito a Natale '08 in tutto il mondo e un motivo ci sarà, e persegue con coscienza il proprio destino di popcorn-movie senza andare a cercarsi svolazzi autoriali; l’unica civetteria che si concede è riferirsi a Ercole chiamandolo col nome greco Eracle. Il personaggio principale vorrebbe tanto avere una complessità chandleriana ma, anche per colpa del suo interprete Gabriel Macht, fallisce l’obiettivo ritrovandosi psicologicamente più dalle parti di un Iron Man (quello di Robert Downey Jr.); Eva Mendes e Scarlett Johansson tentano con un certo successo di schivare il ruolo della tappezzeria con due interpretazioni non prive di brio; nel ruolo del folle coroner nazistoide Samuel L. Jackson dà l’idea di essersi divertito un sacco.




