Martedì, 17 Novembre 2009 14:07

Twilight Saga: New Moon - Recensione

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Twilight Saga - New MoonForse per andare sul sicuro, Stephenie Meyer si ispira per questo episodio della saga al classico più amato dagli adolescenti, ovvero Giulietta e Romeo, ma è anche capace di una scelta coraggiosa, dilatando a dismisura il punto più doloroso del dramma shakespeariano: la separazione dei due amanti. Il risultato è l’analisi anche impietosa dell’ostinato dolore di chi, avendo perso la persona più cara, rifiuta di andare avanti e, anzi, si chiude nella memoria del passato, vivendo poi l’angoscia di perdere o vedere affievoliti i ricordi, divenuti una vera e propria droga per lenire la sofferenza. La novità è che i protagonisti di questa storia non sono nobili adulti in calzamaglia, ma ragazzi di oggi.  Così Stephenie Meyer svela a Hollywood, e in particolare a Chris Weitz (autore di About a Boy, American Pie, La bussola d’oro), che gli adolescenti non sono stupide macchiette nutrite di cheeseburger, battute sul sesso e rivalità liceali, bensì degli esseri umani dotati di sentimenti. Tale scoperta non impedisce, peraltro, di sviluppare anche un lato più smaccatamente pop nella trama, inserendo storie di vampiri in lotta con licantropi. Così in questo episodio Bella verrà a conoscenza degli uomini lupo, creature dotati di poteri straordinari, a cui appartiene anche l’amico di infanzia Jacob.

Del tutto inaspettatamente Chris Weitz, già responsabile dei peggiori film che non entreranno mai nella storia del cinema, realizza un ottimo prodotto. Parte del miracolo è sicuramente opera di Catherine Hardwicke, che, avendo diretto il primo episodio della saga, lascia in eredità un cast solidissimo, costituito dalla pregevole sceneggiatrice Melissa Rosenberg e dagli attori Kristen Stewart e Robert Pattinson, semplicemente nati per interpretare Bella Swan e Edward Cullen. E’ tuttavia di Weitz la capacità di miscelare azione e sentimenti molto meglio di quanto accadeva in Twilight, di mantenere sempre un buon ritmo narrativo pur confrontandosi con temi pesantemente drammatici e anche di confezionare con maggior garbo le scene ad alto contenuto di effetti speciali. Il regista ha saputo, infatti, affiancare una certa sapienza di mestiere (in alcune scene si riscontrano persino delle inquadrature e un montaggio particolarmente azzeccati) alla sensibilità femminile con cui le due scrittrici (Meyer e Rosenberg) costruiscono personaggi e dialoghi forti sia sul piano contenutistico che su quello commerciale. Buona, inoltre, la fotografia di Javier Aguirresarobe (The Others e Parla con lei), mentre la colonna sonora ha, se non altro, il pregio di non disturbare la visione del film, cosa rara in questo genere cinematografico.

Nondimeno anche questo film ha i suoi punti deboli. A fronte di protagonisti intensi e convincenti, rimangono infatti banali e poco sviluppati gli antagonisti, non a caso poco presenti nella trama tanto del primo, quanto del secondo episodio, evidentemente vittime del disinteresse degli autori. A ciò si aggiunge la recitazione infelice di attori maldestri e poco preparati. Unica eccezione la sempre apprezzabile Dakota Fanning, che, pur svantaggiata da un aspetto angelico lontanissimo dal ruolo assegnatole, di fatto è l’unico “cattivo” della saga capace di salvarsi dal ridicolo.

A parte questo, è  comunque certo che questo film manderà in delirio gli adolescenti di tutto il mondo, forse anche più di quanto ha già saputo fare il primo episodio della saga. Ne consegue logicamente che lo spettacolo è sconsigliato tanto ai cinici ingrigiti dalla quotidianità che non vogliono più credere ai sentimenti forti e duraturi, quanto ai sessuofobi repressi che si imbarazzano di fronte ad un torso nudo e palestrato e odiano senza rimedio i “fighi” della scuola.

doppioschermo

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