Venerdì, 23 Ottobre 2009 20:25

La battaglia dei tre regni - Recensione

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Cina 208 d.C., durante la dinastia Han il Regno è diviso in molti stati in guerra tra loro. Il Primo Ministro Cao Cao convince l’Imperatore, manovrandolo a suo piacimento, a muovere guerra contro il Regno del Sud Hu, governato dal benvoluto Lui Bei. Quest’ultimo, comprendendo che la sue poche armate non potranno mai sconfiggere l’esercito di Cao Cao, manda il suo consigliere Zhuge Liang nel Regno di Wu per cercare di persuadere il re Sun Quan ad allearsi con loro. Per riuscire nell’impresa Zhuge Liang deve convincere il Viceré Zhou You. I due trovano subito un’intesa perfetta.

Intanto Cao Cao, con un esercito di ottocentomila uomini, si accampa nella Foresta di Crow, sulla sponda opposta di Red Cliff (le Scogliere Rosse) sul fiume Yangtze, dove le forze alleate hanno stabilito la loro base.

Tra scontri armati, astuzie di ogni tipo escogitate dal saggio Zhuge Liang, che arriva ad inscenare un finto attacco con alcune barche coperte di paglia per rubare letteralmente centomila frecce nemiche, si giunge alla battaglia finale, la Battaglia di Red Cliff, dove duemila navi vengono incendiate, Cao Cao è sconfitto, ma non ucciso, e la storia della Cina viene cambiata per sempre.

La battaglia dei tre Regni segna il ritorno produttivo di John Woo in Cina da quando aveva abbandonato la natia Hong Kong alla fine degli anni Novanta per andare a Hollywood, dove ha diretto numerosi action-movie da Face/Off (1997) a Paycheck (2003).

Il film è basato sul libro Il romanzo dei tre regni, scritto più di 700 anni fa da Luo Guanzhong e molto diffuso e amato non solo in Cina, ma in tutto l’Oriente, tanto che è stato lo spunto per una dozzina di videogame e per numerosi manga. Per tale motivo la realizzazione non è stata semplice, poiché il film doveva raggiungere l’interesse di un pubblico internazionale e non esclusivamente asiatico, ma non scontentare quest’ultimo. Da qui la decisione di realizzare una versione ridotta per il mercato internazionale della durata di 148 minuti e una versione in due parti per il mercato asiatico della durata totale di quattro ore.

Il romanzo ha suscitato fin dagli anni Ottanta l’interesse del regista, quando però né la tecnologia né il mercato avrebbero potuto supportare un film di tale portata. L’opportunità si è presentata solo nel 2004 grazie al lavoro del produttore Terence Chang, che affianca Woo fin dai tempi di Once a thief (1991), che è riuscito a trovare i finanziamenti.

John Woo, per ricreare i luoghi e le atmosfere dell’antica Cina, ha costruito un monte artificiale, ha passato mesi a studiare i costumi d'epoca, le tradizioni e i riti, formidabile quello del thé, che sarà fondamentale per l’ultima battaglia. Ha voluto contornarsi di un cast sterminato composto da centinaia di comparse e tra le più dotate star del cinema cinese come Tony Leung (Zhou You) e Takeshi Kaneshiro (Zhuge Liang).

Il risultato è un kolossal complesso, meticoloso e raffinato, costato 80 milioni di dollari (il film più caro mai prodotto in lingua cinese), ricco di effetti speciali e scene di battaglia, che però, soprattutto nella seconda parte, risultano un po’ noiose per la durata e per la prolissità di alcune sequenze. Le scene più interessanti sono, senza dubbio, quelle in cui gli alleati, guidati dall’accorto Zhuge Liang, escogitano astuzie per indebolire Cao Cao, così prepotentemente in vantaggio rispetto ai regni del Sud. Tuttavia il rallentamento della seconda parte del film crea la giusta aspettativa nello spettatore per la spettacolare battaglia finale, che sconvolgerà le sorti della Cina e degli uomini che vi hanno preso parte.

doppioschermo

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