Venerdì, 23 Settembre 2011 11:13

Jane Eyre - Recensione

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Trasposizione che predilige la componente gotica del romanzo originale, supportata da un cast di alto livello e da due protagonisti forti e passionali

Finanziata da Focus Features e dalla BBC Films - vero marchio di qualità per le produzioni britanniche -, questa nuova trasposizione del classico di Charlotte Brontë è diretta da Cary Fukunaga (Sin nombre) e adattata su sceneggiatura di Moira Buffini (Tamara Drew). La storia è abbastanza nota: l’orfana Jane Eyre, dopo essere stata maltrattata dalla zia per tutta la sua infanzia, viene rinchiusa in un orfanotrofio fino a che, ormai adulta, non le viene permesso di diventare governante ed educatrice presso il ricco Edward Rochester. Tuttavia, in questa enorme magione dall’aspetto lugubre, il clima è molto teso e si sentono spesso strani rumori. Lo stesso nobiluomo, dal carattere mutevole ma diretto, sembra nascondere un segreto che lo tormenta, ma non che non manca di affascinare la giovane e austera Jane.

Le atmosfere del romanzo originale trovano qui un grande rispetto, sia nella puntualità dell’ambientazione che nell’accuratezza dei costumi. Del resto, adattamenti di questo romanzo per il piccolo ed il grande schermo ce ne sono stati già moltissimi, nel corso degli anni. Il più celebre da noi è probabilmente la versione del 1996 di Franco Zeffirelli, molto fedele all’originale ma in qualche modo più manierista. Fukunaga decide invece di calcare la componente gotica del racconto originale, restituendo un clima inquietante, buio e teso, fin dalle primissime scene (come lo spavento che la piccola Jane subisce alla caduta della fuliggine nel camino).

Il vero punto di forza del film è la bravura del cast: al di là della presenza della decana Judi Dench, assai felice è stata la scelta dei due attori protagonisti, in qualche modo fra le migliori giovani promesse cinematografiche degli ultimi anni sia al maschile che al femminile: Mia Wasikowska (lanciata dalla bellissima serie In treatment e già amata anche al cinema nel burtoniano Alice in Wonderland e ne I ragazzi stanno bene) e il vincitore dell’ultima Coppa Volpi Michael Fassbender (Shame, A Dangerous Method, X-Men: L’inizio), capaci di infondere ad un film in costume – e, oseremmo dire, ad una vicenda che oggi potrebbe apparire in ugual modo come una storia senza tempo o fuori tempo massimo – una dose di passione e di forza encomiabile.

doppioschermo

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