E’ stato presentato e pubblicizzato ora come sequel, ora come reboot della saga scimmiesca. Eppure L’alba del pianeta delle scimmie non è propriamente né l’una né l’altra cosa. Si tratta più propriamente di un ottimo film di fantascienza e azione che, per la sua conclusione, vorrebbe suggerire una nascita alternativa (rispetto a quelle narrate nei film precedenti non in continuity) di quel leggendario pianeta delle scimmie che i cinefili giovani e meno giovani hanno conosciuto nel corso degli anni e che avevano creduto opera di qualche mirabolante paradosso spaziotemporale. Quella dello scimpanzé Caesar, reso intelligente oltre ogni misura da un virus letale per gli umani ma miracoloso per i primati, è in effetti una storia avvincente e spettacolare, che inquieta per i suoi capovolgimenti darwiniani e affascina per il suo dichiarato punto di arrivo: l’innesto in un universo narrativo – quello del Pianeta delle Scimmie – che, paradossalmente, è ora tutto ancora da raccontare perché cambiato alla radice.
A spiccare su tutti gli attori, a parte il bravo James Franco, è sicuramente il motion performer Andy Serkis. Il suo Cesare è così proto-umano da fare impressione. Buona parte del film vede l’arguto primate impegnato a mappare il territorio della sua cattività, conoscere i suoi compagni di cella, cambiare la balance of power della prigione e ideare un piano per la fuga - tema caro al regista Ruper Wyatt, che aveva co-diretto qualche anno fa il film Prison Escape -. Tutto questo, rigorosamente senza dialoghi (solo qualche frase nel linguaggio dei segni con un evoluto orangotango) ma con una potenza espressiva, sia facciale che corporea, di grandissimo impatto.
C’è da dire che l’idea di un farmaco che nasce come cura miracolosa e poi si rivela un’arma a doppio taglio non è di certo nuova. Quello che però permette a L’alba del pianeta delle scimmie di essere un buon film, a parte una regia ed una sceneggiatura solide, è proprio la relativa gradualità con cui viene descritta l’evoluzione psicologica di Cesare che, a differenza di ciò che ci si potrebbe aspettare, non cede ad un fantomatico lato oscuro, né intende (almeno fin qui) soppiantare il genere umano per dominare la Terra. Semplicemente, manifesta i suoi affetti più sinceri utilizzando i suoi nuovi, insperati strumenti cognitivi per dare loro forma e attuazione.
A questo punto, sarebbe davvero interessante vedere uno (anche due) sequel. Che non siano però degli ulteriori sedicenti reboot o remake di sorta: è di questa storia, di questo universo che vogliamo assistere al seguito.




