Erano da diversi anni che si parlava di un film dal vivo sulle creaturine blu. Alla fine, a più di 50 anni dalla loro nascita su carta (tra le pagine di Le Journal de Spirou nel 1958), finalmente arriva sui grandi schermi film de I Puffi. Il regista è Raja Gosnel, che ha finora diretto alcune commedie godibili come Mai stata baciata, i due Scooby-Doo e il canino Beverly Hills Chihuahua.
Si tratta in primo luogo di un’operazione di rilancio commerciale piuttosto che di pura nostalgia. Tuttavia, nel seguire queste avventure in 3D dei longevi omini creati da Peyo (citato anche all’interno del film come creatore di queste figure “leggendarie”), rimangono soddisfatti sia i più piccoli che gli spettatori già grandicelli. I più attenti riconoscono fin da subito le voci originali di Puffo Quattrocchi e di Puffo Tontolone, mentre fa un po’ specie sentire il Grande Puffo sentenziare e consigliare con il tono grave del doppiatore italiano di Albus Silente.
La storia è molto semplice: grazie ad un portale dimensionale, sia i puffi che il malvagio fattucchiere Gargamella vengono catapultati dal Medioevo alternativo in cui vivono alla New York contemporanea. Ad essere coinvolti nel loro progetto di rientro, due giovani sposini inizialmente increduli ma quasi subito complici e amici. Lui è la star Neil Patrick Harris, ormai lanciatissimo anche al cinema grazie al successo planetario fornitogli dalla sua interpretazione di Barney Stinson nella sit-com How I met your mother (o, per dirla all’italiana, E alla fine arriva mamma). Certo fa un po’ strano vedere “Barney” alle prese con i problemi di una prossima paternità e – ancor più – abbracciare virtualmente delle buffe personcine in computer graphics, mentre non stupisce vederlo regolarmente in abito elegante causa impiego aziendale di alto livello (quasi autoironico il suo discorso sulla cravatta di fronte alla perplessità dei puffi, abituati da sempre ad indossare un unico indumento). Anche la versione umana di Gargamella rende abbastanza bene la sua controparte animata, sebbene la sua interazione con il mondo moderno avrebbe meritato più spazio. E dispiace un po’ anche per le assenze di alcuni puffi celebri (in primis i puffolini, che avrebbero reso tutto più in linea con il pubblico infantile). Ma per colmare queste lacune, confidiamo molto nel probabile sequel.
Considerando le attese che preesistevano alla sua uscita, I Puffi riesce a non essere al di sotto di esse e, nonostante un eccessivo buonismo ed una prevedibilità più che disneyana, diverte ed intrattiene con garbo ed ironia.
Sperando che, nelle prossime avventure cinematografiche, gli autori riescano a dedicare almeno un apparizione al nominato Puffo Passivo-Aggressivo.




