C’è un posto nel Texas chiamato “la palude della morte”, a cui nessuno osa avvicinarsi. È qui che si consumano gli atti umani più efferati, è qui che molte giovani ragazze sono state ritrovate morte, spesso mutilate. Sul caso lavorano gli agenti Brian e Mike, coinvolti perché una ragazza della loro giurisdizione data per scomparsa, è stata ritrovata orribilmente uccisa proprio lì. Mentre però il trentenne Mike riesce ad avere il sangue freddo di non farsi coinvolgere emotivamente da questi assassinii, Brian, marito e padre affettuoso, non potrà fare a meno di schierarsi in prima fila nella lotta contro questi crimini, soprattutto quando una ragazzina che ha preso sotto la propria custodia, diventerà l’ennesima vittima.
Ispirato a fatti reali, il debutto alla regia della figlia di Michael Mann, Ami Canaan Mann, riesce a coinvolgere lo spettatore per buona parte della storia, ma non è per questo esente da alcune pecche e disarmonie nel suo sviluppo che non trovano risoluzione o quando la trovano, risulta troppo frettolosa e banalmente scontata. È il caso proprio del finale del film, che dà l’impressione di esser stato piazzato lì per mancanza di un’alternativa migliore e che qualifica in maniera negativa tutto il lavoro della regista.
La pellicola infatti non è nient’altro che un ottimo thriller di serie b: non manca la volontà di porre sul cammino dei due protagonisti principali dubbi ed elementi disturbanti a quella che potrebbe essere un’immediata risoluzione del caso, a partire dalla seconda coppia di possibili indiziati per sviare l’attenzione dello spettatore, passando per la costruzione di un caso nel caso che si perde nel corso della narrazione, fino ad arrivare a un finale corale in cui ai due agenti di polizia non rimane altro da fare che restare a guardare.




