Venerdì, 09 Settembre 2011 10:13

Super 8 - Recensione

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Un poetico racconto di amicizia e crescita adolescenziale che ci riporta indietro ai film di fantascienza degli anni Ottanta: un capolavoro in cui è difficile non riconoscere lo zampino del "patriarca "del genere, Steven Spielberg

Un tuffo negli anni Ottanta, un sublime e poetico racconto di amicizia e crescita adolescenziale, un omaggio ai film di fantascienza per ragazzi: è questa l’essenza di Super 8, la pellicola scritta e diretta da J.J. Abrams e prodotto da Steven Spielberg.

Mentre sta girando un horror amatoriale da presentare a un concorso di video in Super 8, un gruppo di ragazzini si trova ad assistere a un incidente ferroviario causato da un auto che si è lanciata a folle velocità contro un treno: a bordo c’è il loro insegnante di biologia che, dopo lo spettacolare deragliamento dice ai ragazzi di allontanarsi e di non raccontare nulla alle loro famiglie. La zona viene immediatamente presa in consegna dall’esercito, mentre nella piccola cittadina dell’Ohio iniziano a verificarsi strani episodi. Tra sparizioni di animali e furti di cavi elettrici, i cinque amici si convincono che a bordo di quel treno c’era qualcosa di mostruoso, mentre il vicesceriffo Jackson Lamb vuole vederci chiaro.

Nonostante all’apparenza si tratti di un soggetto violento, molto la storia scorre in maniera molto fluida, senza eccessi e con una ricostruzione scenografica convincente e minuziosa: tutto d’un tratto, lo spettatore si trova perfettamente calato negli anni Ottanta, in cui si nota prepotente l’influenza del produttore Steven Spielberg (impossibile non pensare ai Goonies, sia nel linguaggio che nelle dinamiche di relazione tra i singoli personaggi, e all’indimenticabile poesia che avvolgeva E.T, in cui ci si trova a fare il tifo per quell’alieno che era visto come potenzialmente pericoloso, ma in realtà voleva solo tornare a casa). Nonostante sia composto praticamente da attori esordienti, il cast risulta perfettamente amalgamato a partire da una straordinaria Elle Fanning (sorella di Dakota, il talento è questione di famiglia) e dal giovane Joel Courtney, che ricorda nei tratti del volto e nello sguardo Henry Thomas, protagonista di E.T.

In Super 8 è inevitabile non notare lo zampino di Spielberg, considerato un maestro indiscusso del cinema contemporaneo, padre fondatore del filone avventuroso - fantascientifico degli anni Ottanta; curiosa la vicenda che ha legato i destini di questi due mostri sacri: la “leggenda” vuole che J.J. Abrams abbia scoperto il Super 8, leggendario formato introdotto dalla Eastman Kodak nel 1965, da bambino e da adolescente presentò un film ad un festival dedicato al Super 8 insieme all'amico d'infanzia Matt Reeves (regista di Cloverfield). La pellicola venne notata da un’assistente di Spielberg, Kathleen Kennedy, che poi chiese ai due giovani registi di restaurare alcuni filmini casalinghi girati da Spielberg da bambino.

E dopo una tensione crescente che attraversa tutta la pellicola, conviene restare inchiodati alla poltrona anche per i titoli di coda, che scorrono sulle immagini di The Case, il Super 8 che dà il titolo al film, girato dalla giovane troupe improvvisata che, giustamente, non si prende troppo sul serio e strappa più di un sorriso allo spettatore.

doppioschermo

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