Mercoledì, 07 Settembre 2011 01:32

Wuthering Heights (Cime tempestose) - Recensione

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Nel rispetto dell’essenza del romanzo, la Arnold ha saputo catturare per il grande schermo lo spirito dark e le atmosfere inquiete tipiche della Bronte

Torna sul grande schermo il romanzo che ha appassionato generazioni di lettrici totalmente catturate dall’animo selvaggio e ribelle di Heathcliff: è la britannica Andrea Arnold, la regista di Fish Tank, a cimentarsi nella difficile impresa di adattare per il cinema il celebre romanzo della Bronte, Cime tempestose. Con un risultato genuinamente originale.

La storia del tragico amore tra lo zingaro Heathcliff e la dolce Catherine, impossibilitati dalle circostanze e dalle rispettive posizioni sociali a unirsi in un’unica comunione di anime, è la protagonista assoluta della pellicola.

La scelta di adottare un suo personale registro stilistico in cui è l’immagine a farla da padrone, lasciando all’interpretazione degli attori il compito di arrivare direttamente al cuore dello spettatore, è stata azzardata, ma anche il rischio fa parte del gioco. La Arnold lo sa e a costo di sembrare anche presuntuosa, non si è tirata indietro:  nel raccontare l’infanzia dei protagonisti, ha lasciato infatti che fossero atteggiamenti e comportamenti di quest’ultimi a esprimere le loro emozioni e i loro sentimenti. Sguardi intensi, piccoli gesti affettuosi, pugni chiusi, labbra increspate, strette di mano: il linguaggio del corpo è riuscito a comunicare più di tante parole l’intensità del rapporto che lega i due giovani amanti. Così come c’erano riuscite le descrizioni minuziose della Bronte.

A rendere più genuina e spontanea l’azione, è stato probabilmente anche l’aver preferito attori del tutto esordienti e molto giovani, che non potevano avere nessun preconcetto riguardo al romanzo né riguardo alle sue precedenti versioni cinematografiche.

Regia attenta anche a catturare tutti i più minimi dettagli della vita quotidiana dei personaggi, immersi in una natura incontaminata, che rispecchia i loro sentimenti diventando ora ostile ora benevola: l’occhio della cinepresa è stato capace di cogliere quelle atmosfere cupe, malinconiche e tormentate che caratterizzano l’opera della Bronte.

L’unica perplessità può nascere dall’aver optato per un Heathcliff afroamericano: nel romanzo infatti questo personaggio è descritto come uno zingaro di colore, dalla pelle sporca e dal temperamento animalesco, ma la scrittrice non si interessò di specificarne le origini.

Nonostante il taglio di tutta la seconda parte del libro, l’essenza di quest’ultimo ne esce salva tanto che il pubblico riesce a vivere insieme ai personaggi il loro tormentato amore.

doppioschermo

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