Giovedì, 12 Gennaio 2012 01:00

La talpa - Recensione

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Torna con un film sulla guerra fredda il regista di Lasciami entrare. Un cast d'eccezione per una storia complessa dalla regia attenta

Dopo il successo del vampiresco Lasciami entrare (vincitore nel 2008 del premio come miglior opera narrativa al Tribeca Film Festival e rifatto già nel 2010 negli USA da Matt Reeves con il titolo Blood story), lo svedese Tomas Alfredson torna sul grande schermo con una produzione dal respiro internazionale. Il titolo originale è Tinker, Tailor, Soldier, Spy ma sul mercato italiano è stato adattato con un più banale La talpa, lo stesso nome che peraltro era stato dato alla versione italiana del libro di John Le Carré da cui è stato tratto.


La trama è in realtà molto complessa. Siamo nei primi anni 70. Il Circus (nome in codice dell’M16, l’intelligence britannica) viene sconvolto dalla notizia secondo cui tra i suoi membri ci sarebbe una talpa che fornisce segretamente informazioni riservate a Mosca. Il protagonista è George Smiley (uno straordinario Gary Oldman), ex dipendente dei servizi segreti che si fa carico di investigare sull’identità della spia. Durante le indagini, ovviamente, verranno alla luce informazioni scottanti ed insospettabili doppi giochi, che assieme alla situazione politica ed al clima di paranoia generale porteranno lo scenario ad un livello di tensione sempre più alto.


Curiosa la scelta di Alfredson di proprio questo romanzo per il suo film oltre confine. Una spy story ambientata in piena guerra fredda, che opta per una narrazione lenta, capace di riunire un cast davvero eccezionale (oltre al già citato e quasi irriconoscibile Oldman, ci sono alcuni degli attori britannici più bravi della scena attuale: Colin Firth, John Hurt, Tom Hardy e lo spettacolare Sherlock televisivo Benedict Cumberbatch). La regia è attenta e pulita, affronta gli intrighi del genere spionistico giocando in sottrazione, senza abusare troppo delle linearità. Il quadro storico è ricostruito con grande fedeltà, sia nei costumi che negli ambienti, e riflette il suo grigiore sociopolitico in una fotografia livida e spenta.


Verrebbe in ultima analisi da pensare che sia tornato di moda il conflitto USA - URSS (anche l’ultimo Mission Impossible – Protocollo fantasma di Brad Bird è infatti incentrato sulla tensione tra le due superpotenze). Ma in fondo è proprio tale anacronistico elemento a fornire in potenza a La talpa il duplice aspetto di un semplice (e forse desueto) racconto fuori tempo massimo o quello di un angosciante e raffinato strumento di riflessione sui meccanismi dell’attuale balance of power mondiale.

doppioschermo

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