Martedì, 06 Settembre 2011 09:09

A Simple Life - Recensione

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La cinese Ann Hui affronta il grave problema sociale dell’anzianità in una storia lineare e dal ritmo lento ma piena di carica emotiva.


Pechino. L’anziana Chung Chun Tao gestisce casa Leung da piu di sessant’anni: mandata a lavorare dalla madre appena adolescente, diventa la domestica della famiglia Leung, di cui condivide la vita quotidiana, nonché gioie e dolori dei suoi membri. Alcuni di loro li vede passare a miglior vita, altri li vede partire per terre lontane. Ora l’unico di cui si deve preoccupare è Roger, che per il suo lavoro di produttore cinematografico non ha seguito la sua famiglia negli Stati Uniti. Ah Tao, come viene chiamata familiarmente, quindi si occupa di tutto in casa: prepara da mangiare, pulisce e accudisce il grosso gatto. Tutto scorre come sempre nella sua vita, quando in una mattinata qualsiasi, questa sua routine quotidiana si spezza improvvisamente: cade a terra colpita da un infarto.  Soccorsa da Roger, viene ricoverata d’urgenza in ospedale. Ed è proprio sul letto dell’ospedale, mentre Roger le illustra le possibili alternative per trovare qualcuno che si occupi di lei e della casa e che l’aiuti con la riabilitazione, che gli annuncia la sua decisione: ritirarsi in una casa di cura per anziani, così da non gravare sulle spalle di nessuno. Stupito di questa presa di posizione, l’uomo sincerandosi che queste siano le sue vere intenzioni, accompagna Ah Tao nell’ospizio e da qui in poi la loro vita e il loro rapporto cambierà.


Tratta dalla storia vera del produttore del film, Roger Lee, la pellicola della regista cinese Ann Hui, racconta nel modo più semplice possibile, la quotidianità di una persona non più giovane che si ritrova all’improvviso ad affrontare il suo status di disabile. Intenerisce, ma non impietosisce, la storia della vecchia governante, Ah Tao, sola al mondo, che ritrova il piacere di essere accudita e accetta il passaggio e i segni del tempo progressivamente, realizza il naturale corso della vita e si arrende pacatamente alle sue nuove condizioni. Scelta coraggiosa questa, che nasce dall’interesse della regista nell’affrontare un tema poco trattato in ambito cinematografico, di cui quasi ci si vergogna a parlare. Gli anziani lasciati soli a vivere negli ospizi non rappresentano il soggetto ideale né ambito per la sceneggiatura di un film e indicano un preciso registro e chiave di lettura per depositare davanti allo sguardo dello spettatore un messaggio giusto.


In A simple life Ann Hui dimostra la sua bravura nel dipingere la realtà così com’è, in maniera naturale e lineare, non aggiungendo una marca personale, ma lasciando che siano gli attori con la loro interpretazione a trasmettere emozioni e sensazioni genuine al pubblico. In un modo quasi neorealista, infatti, con un ritmo lento e posato, in sequenze che si soffermano forse eccessivamente su certi dettagli della vita quotidiana, la Hui porta sul grande schermo la dignità e la semplicità della vita reale, in cui qualsiasi persona, anziana ma non solo, non potrà che rispecchiarsi, inesorabilmente.

doppioschermo

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