La passione per Oscar Wilde e l’ispirazione accompagnano Al Pacino nell’opera complessa Wilde Salome.
Un film a metà tra fiction e documentario, teatro, letteratura e cinema che offre una rilettura non convenzionale di Wilde, della sua vita e del dramma Salomè. Pacino si muove in una visione onnicomprensiva dell’opera dello scrittore irlandese, spaziando tra generi e linguaggi diversi. Il genio visionario di Wilde confluisce in quello di Al Pacino che in modo eclettico ripercorre i terreni pericolosi che un precursore come Wilde aveva percorso, imbattendosi nel pregiudizio e nell’umiliazione. Wilde Salome vede Al Pacino nei panni di regista e attore del film, ma anche di regista e attore dell’opera teatrale e documentarista, quando ci guida alla scoperta dei luoghi del poeta e della sua tormentata vita. La parte migliore della docu-fiction resta la messa in scena finale della tragedia con una strepitosa Jessica Chastain nei panni della conturbante Salomé e un Al Pacino alias Erode dall’incommensurabile bravura.
Wilde Salome è, dunque, una sorta di collage che fa riflettere su chi fosse realmente Oscar Wilde, cercando di coglierne lo spirito e le fragilità. Interessanti la testimonianza del nipote del poeta e di Tom Stoppard, Gore Vidal e Bono Vox che fa considerazioni particolarmente interessanti su Wilde, definendolo un outsider, ma anche un profeta, che «è stato risucchiato dal potere distruttivo della sessualità, sperando di liberarsene». Wilde Salome è il miglior film (non in concorso) presentato alla Mostra veneziana: vero, appassionante, toccante dalla prima scena grazie anche al meraviglioso soundtrack degli U2.




