Giovedì, 01 Settembre 2011 18:35

Carnage - Recensione

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Tratto da un’opera teatrale di successo, il nuovo film di Polanski mette a nudo gli aspetti inquietanti e oscuri dell’animo umano. Cast eccezionale per una commedia nera arguta e stratificata

Come il film di George Clooney, Le Idi di Marzo, anche il secondo lungometraggio in concorso alla 68a Mostra veneziana è tratto da un’opera teatrale di successo, Le Dieu du Carnage. L’autrice è Yasmine Reza, attrice, scrittrice e drammaturga franco-iraniana. Ancora dunque il teatro rappresentato sul grande schermo. Ancora un film che può contare su una sceneggiatura di ferro e su un cast di attori bravissimi.

Gran parte del merito, oltre alla regia eccezionale di Roman Polanski, va infatti al cast composto da Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz e John C. Reilly, tutti interpreti che hanno alle spalle una carriera artistica straordinaria. La pellicola è rapida (dura infatti solo 79 minuti) ma è assai stratificata, tant’è che poco si presta ad una lettura unidimensionale.

La storia è semplice: due coppie di coniugi newyorkesi si incontrano per discutere di una lite avvenuta tra il loro figli. I genitori dell’aggredito decidono di avere un confronto con l’altra coppia. All’inizio tutto si svolge nella normalità, tra sorrisi di cortesia e buone maniere. Il problema viene affrontato dapprima civilmente per poi degenerare e dare luogo ad una situazione ingestibile che vede le donne allearsi e colpevolizzare gli uomini e quest’ultimi stringere un sodalizio all’insegna del cinismo e del maschilismo..

L’intera opera è girata in un appartamento, un set che rivela ulteriormente la natura teatrale dell’opera: la casa è lo spazio fisico e mentale in cui il viaggio dei quattro ha inizio, partendo da una parvenza di civiltà (forzata) alla cieca ferocia. Il progressivo svelarsi dei personaggi, dei loro pensieri, della loro istintività mette in luce gli aspetti inquietanti e oscuri dell’animo umano che sfuggono a qualsiasi tipo di giudizio perché sono incredibilmente reali.

I personaggi di Carnage hanno il coraggio (o forse l’incoscienza) di avventurarsi in terreni misteriosi ed inesplorati. E’ come se ci dicessero che aver paura dei propri mostri, negarne l’esistenza o nasconderli dietro ad una maschera non rende questi meno veri né equivale a farli sparire. Tanto vale, perciò, farli uscire fuori con tutta la loro potenza distruttiva e perdersi nel caos di un atto liberatorio.

Un film che fa ridere e riflettere e che soprattutto ci inquieta perché mette a nudo non solo i personaggi ma anche lo spettatore.

doppioschermo

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