Tutto finisce, là dove era iniziato nel lontano 2001, quando un maghetto dagli occhiali tondi e una strana cicatrice a forma di fulmine sulla fronte faceva la sua comparsa sul grande schermo, conquistando il cuore di milioni di fan. Dieci anni dopo, il maghetto e i suoi amici sono cresciuti e sono pronti a trovare le risposte che cercavano, per combattere l’ultima battaglia tra il bene e il male. Harry Potter e i doni della morte – Parte II ricomincia lì dove era terminata la prima parte, con Harry (Daniel Radcliffe), Ron (Rupert Grint) ed Hermione (Emma Watson) pronti a riprendere la loro caccia agli Horcrux, per indebolire e dare il colpo di grazia al malvagio Voldemort (Ralph Fiennes). L’atmosfera fantasy che aveva tanto colpito i bambini nel 2001 è definitivamente un ricordo: tutta la saga è stata un crescendo di atmosfere lugubri e oscure; il clima che si respira, già dai primi minuti della pellicola, è quello della grande battaglia finale, dove il sentimentalismo per l’avventura del maghetto che finisce lascia il passo all’azione: eppure, per arrivare al duello tra Tu Sai Chi e Harry Potter, che si trova a fare i conti anche con la parte oscura che nasconde dentro di sè, dovremo attendere oltre un’ora e mezza. In attesa dell’emozionante scontro definitivo, tutto passa in secondo piano: dalla spettacolare scena del furto della coppa di Tassorosso alla Gringott – con annessa fuga dei tre protagonisti in groppa a un drago volante – alla ricerca forsennata del diadema di Priscilla Corvonero, fino all’attacco di Voldemort alla scuola di Hogwards che viene completamente distrutta nonostante la strenua difesa di professori e studenti. Alla fine, dopo aver ricongiunto i doni della morte (il mantello dell’invisibilità, la pietra della risurrezione e la potentissima bacchetta di sambuco), arriva anche il momento di scoprire un lato inaspettato di Severus Piton (l’immenso Alan Rickman), diventato preside di Hogwards dopo aver ucciso Albus Silente (che riapparirà per regalare l’ultimo prezioso consiglio a Harry), che finalmente svela il suo vero volto e si rivelerà decisivo per permettere al giovane mago di sconfiggere i fantasmi del suo passato, che scopre essere diverso rispetto a quello che si aspettava. Per sconfiggere Voldemort, Harry dovrà compiere la prova più coraggiosa e superare tutte le sue paure: sembra superfluo svelare un finale di cui si sa già tutto, ma molto azzeccata l’idea di mostrare una versione di Harry, Ron ed Hermione da adulti, che si ritrovano al binario 9 e ¾ di King’s Cross per accompagnare i figli in partenza per Hogwards.
Ottima la prova di David Yates, un po’ deludente nei precedenti capitoli della saga: il regista riesce a far rivivere le atmosfere del romanzo e a restituire un ritratto intimista e combattuto del protagonista, diviso nell’eterna lotta tra il bene e il male. Non è superfluo l’utilizzo del 3D che serve a dare profondità alle scene e a immergere lo spettatore negli oscuri luoghi dell’ultimo duello, ma al regista si può contestare che le scene di pathos più intense sono liquidate troppo in fretta (come l’uscita di scena della strepitosa Beatrix Lastrenge – una folle Helena Bohnam Carter – ad opera dell’agguerrita mamma Weasley), ma probabilmente era inevitabile data la mole di materiale su cui lavorare (a questo proposito, è stata previdente e azzeccata la scelta di dividere la trasposizione cinematografica dell’ultimo libro in due parti).




