Martedì, 28 Giugno 2011 19:10

Transformers 3 - Recensione

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Tamarro in modo offensivamente sproporzionato, questo sequel stereoscopico aggiunge solo una dimensione in più ai difetti dell'ultimo cinema di Michael Bay. Fastidiosissima la bambola gonfiabile Rosie Huntington-Whiteley

Non è detto che il cinema non possa – e non debba – essere anche tamarro. L’intrattenimento sul grande schermo necessita talvolta di pura azione spettacolare senza alcuna vera trama da seguire, con situazioni spesso così paradossali e personaggi talmente smargiassi da avviare un catartico (e si spera temporaneo) svuotamento intellettivo. Tuttavia si può anche dare vita ad un prodotto tamarro in un modo che riesca ad offendere per la sua evidente “sproporzione”. E questo modo è ottimamente rappresentato dal terzo film della saga Tranformers.

Sequel di due capitoli già di per sè inconsistenti, dalla imbarazzante pochezza di script asservita ad un budget stellare, Transformers 3: Dark of the Moon ha portato addirittura il regista Michael Bay a dirigere il cast tecnico di Avatar, per una produzione stereoscopica che dovrebbe restituire una magia in 3D pari (se non superiore) a quella del già sopravvalutato film di James Cameron. Ma laddove l’epopea di Pandora, per quanto disseminata di riferimenti buonisti e banalità ecologiste, forniva una mappatura dettagliata e spettacolare di un mondo completamente nuovo regalando un’esperienza visiva senza precedenti, Transformers 3 non fa altro che dare una innecessaria dimensione aggiuntiva agli aspetti più fastidiosi dell’ultimo cinema di Bay: trame ridicole con tendenza al catastrofico, retorica a fiumi, personaggi tagliati con l’accetta, un uso spropositato degli effetti speciali che trasforma sempre almeno la seconda metà di ogni suo film in una serie di inverosimili esplosioni o distruzioni in enormi contesti metropolitani. Non incoraggia più di tanto nemmeno la presenza tra i produttori del buon Steven Spielberg, che negli ultimi tempi ha spostato il suo asse di interesse verso progetti sempre più lontani da quell’universo fantastico e sognante per cui era stato amato in passato.

Ciò che più infastidisce di questo film non è tanto la debolezza della sceneggiatura (che anzi, considerato il passo falso del precedente Tranformers – La vendetta del caduto, porta la storia a livelli più che accettabili). Né la presenza della irritante nuova partner femminile con la faccia da bambola gonfiabile, tale Rosie Huntington-Whiteley, che fa rimpiangere persino la non memorabile performance attoriale di Megan Fox. Il vero corto circuito è l’idea stessa che le major statunitensi non esitino ad incoraggiare e commissionare un film come questo, mettendo a disposizioni centinaia di milioni di dollari senza rendersi conto di quanto possa essere ridicolo per uno spettatore vedere tanti sforzi produttivi incanalati in un fracassone di tale povertà cinematografica.

Di questo Tranformers 3 rimarrà solo la bella sequenza dell’allunaggio iniziale, che mesi fa aveva ingannato migliaia di spettatori con un trailer tanto affascinante quanto truffaldino. E forse, la scena in cui il protagonista si ritrova dal precipitare sull’asfalto ad essere di nuovo comodamente seduto nella sua auto-robot, ancora urlante di terrore.

Già da mesi si vocifera persino di un quarto capitolo, senza più né Michael Bay Shia LaBeouf. E al di là di quello che sarà il risultato finale, davvero non si riesce a comprendere quali siano gli ineffabili meccanismi che muovono l’immensa macchina hollywoodiana.

doppioschermo

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