L’ultima fatica di Takashi Miike arriva nelle nostre sale in estate, a pochi mesi dal suo diversissimo Yattaman – Il film. Si tratta di 13 Assassini, con il quale il regista giapponese rifà un classico del 1963 del suo connazionale Eiichi Kudo dal titolo Jûsan-nin no shikaku. Il genere è quello del film storico sull’epoca dei samurai, il cosiddetto jidaigeki. La storia narra di un fiero samurai che viene segretamente convocato da un alto ufficiale imperiale per uccidere il malvagio e sanguinario fratello dello shogun, e per fare ciò decide di riunire un gruppo di feroci guerrieri (i tredici assassini del titolo) e convincerli a combattere per la causa.
Sebbene la trama ricordi vagamente I sette samurai di Akira Kurosawa, del maestro nipponico probabilmente ritroviamo più tracce di Ran e del suo sangue rosso vivo, che scorre a fiumi e a cascata, in un’allegoria di violenza e brutalità poi ripresa anche – con intenti ed effetti diversi – da Quentin Tarantino ed altri noti estimatori del cinema orientale. La figura leggendaria e fiera di Shinzaemon Shimada si contrappone perfettamente a quella dello spietato e folle Naritsugu, e la dimensione del loro confronto psicologico e fisico restituisce un senso epico molto forte allo spettatore.
Nonostante l’accuratezza dei costumi e della ricostruzione storica, la visione potrebbe risultare appesantita da un ritmo molto lento e da un buon numero di momenti interlocutori. Come spesso accade in questi casi, la tanto attesa battaglia finale rischierebbe così di diventare il vero ed unico traguardo, e la carneficina finale quasi una liberazione.
Non mancano certo scene da brivido e di grande effetto fra esplosioni, animali in fiamme, affettamenti da maestro ed incredibili acrobazie con la spada. Ma indubbiamente non è negli effetti speciali, la forza di questo film. E quelli che agli occhi occidentali potrebbero sembrare dialoghi pomposi o silenzi prolungati, in realtà sono atti di costruzione drammatica necessari all’epopea leggendaria che viene messa in atto.
Un film importante e ben fatto, 13 assassini, che si prende i suoi tempi senza dimenticare la dinamicità della propria natura bellica.




