Venerdì, 29 Luglio 2011 16:55

Diario di una schiappa - Recensione

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Dal fenomeno editoriale degli ultimi anni, un film divertente ed arguto che affronta la vita scolastica senza troppe ingenuità e didascalismi. Sperando che l'uscita estiva non gli nuoccia più del dovuto

Pare che il libro di Jeff Kinney Diario di una schiappa, uscito nel 2007 negli Stati Uniti e poi nel 2008 anche qui da noi, abbia dato vita ad uno dei fenomeni letterari più significativi degli ultimi anni. Qualcuno ha anche parlato di questa saga di libri come del nuovo Harry Potter, editorialmente parlando. Di sicuro un’esagerazione. Tuttavia bisogna ammettere che il passaggio dalla carta al grande schermo ha di sicuro giovato alla notorietà di questi volumi, e probabilmente porterà un bel po’ di bambini e ragazzi ad avvicinarsi ai libri di questa fortunata serie.

Ad ogni modo, la versione cinematografica di Diario di una schiappa, girato da Thor Freudenthal non è il solito filmetto di ambientazione scolastica per un pubblico di giovanissimi. Di certo non è un film verità, perciò non si ritrovano gli aspetti più crudi ed alienanti della quotidianità infantile o adolescenziale. I temi importanti vengono trattati con i toni della commedia e, talvolta, mediante rappresentazioni grottesche di situazioni paradossali ed individui dissociati o caricaturali. Tuttavia il film funziona, diverte e insegna senza apparire troppo ingenuo né didascalico. I personaggi sono tutti interessanti e spassosi, in primis il giovane protagonista interpretato da Zachary Gordon, insofferente e goffo allo stesso tempo, che riesce a mostrare una distanza cinica sia dalle idiosincrasie dei grandi che dalla stupidità molesta dei suoi coetanei. Molto carina l’idea di utilizzare le illustrazioni nello stile dei libri originali per i titoli di testa e, occasionalmente, per accompagnare i pensieri del giovane Greg Heffley durante il suo difficile percorso di sopravvivenza nella nuova scuola.

In patria è già uscito il secondo film ed è in programmazione un terzo. Da noi il primo – ovvero questo – uscirà solo a fine luglio: non certo un ottimo trattamento per un prodotto di qualità comunque discreta come questo, destinato in tal modo a godere di ancor meno visibilità in sala di quella che comunque avrebbe verosimilmente avuto.

A meno che, come accade da sempre negli Stati Uniti o in altre realtà cinematograficamente all’avanguardia, anche qui da noi l’idea che le proiezioni estive siano riservate solo agli avanzi da magazzino o agli esperimenti condannati a morte smetta di avere qualunque fondamento.

doppioschermo

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