Martedì, 14 Giugno 2011 15:50

Libera uscita - Recensione

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Un film divertente con evidenti - e volute - cadute di stile. I registi di Tutti i pazzi per Mary tornano a far ridere come non succedeva da anni, senza rinnegare gli eccessi che li hanno sempre contraddistinti

I fratelli Peter e Bobby Farrelly, che negli anni si sono distinti per commedie come Tutti pazzi per Mary, Io, me & Irene e Amore a prima svista tonano a far sorridere come non succedeva da anni. E lo fanno con la loro ultima fatica, Libera uscita, di cui sono anche sceneggiatori. Il pretesto di una settimana di “pausa dal matrimonio“, in cui poter dare sfogo alle proprie velleità di conquista più adolescenziali e senza conseguenze, è di certo accattivante e fornisce una marea di pretesti per mettere alla berlina il tipico machismo di mezza età e i tanto abusati luoghi comuni – per lo più maschili, ma non solo - sulla natura soffocante del matrimonio e della vita di coppia. Le disavventure dei due improvvisati scapoli (impersonati da un bravo Owen Wilson e da un ancor più convincente Jason Sudeikis) vengono suddivise in 7 giornate, e in ciascuna di esse vengono mostrati anche gli sviluppi nella settimana da single delle rispettive signore. E nonostante le premesse, l’esito di questo esperimento così moderno non è poi così prevedibile.

Spassosa la scena dei commenti acidi e volgarissimi dei due protagonisti, spiati e trasmessi in diretta ad un gruppo di amici attonito mediante telecamere e microfoni sparsi nel lussuoso appartamento di una coppia iper-paranoica. Ma probabilmente la sequenza più esilarante – che poi è anche visivamente la più esplicita – è quella in cui Rick viene soccorso, semisvenuto, nel bagno di un palestra e, spaventato dalla vista del pene (già equino a riposo) del suo primo soccorritore nero a pochi centimetri dal proprio naso, chiede ad un tizio irlandese (imbarazzantemente sottodotato) di prendere il suo posto. Del resto, la comicità dei fratelli Farrelly è sempre stata così: un’alternanza di dialoghi brillanti, situazioni al limite e improvvise – e volute – cadute di stile, triviali ed imbarazzanti ma proprio per questo ancora più divertenti nell’economia totale della pellicola.

Di questo film rimarranno le definizioni di “finto-lecca” e “floffino”, l’immagine di un agghiacciante di un murales scatologico in bagno, la risata di due poliziotti divertiti di fronte ad una masturbazione spiata dal finestrino di un auto parcheggiata in un vialetto. E di questi tempi, non è neanche il peggio che possa capitare.

doppioschermo

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