Giovedì, 02 Giugno 2011 16:59

Tutti per uno - Recensione

Scritto da 
La risposta di una famiglia di periferia francese ai rimpatri forzati di immigrati. Il film vuole portare all’attenzione storie di marginalità finite in tragedia, senza farsi intrappolare nella struttura e nelle dinamiche usurate del film di denuncia

Romain Goupil ha dichiarato che l’idea per il soggetto e la sceneggiatura di Tutti per uno (Les mains en l’ai, il titolo originale) è nata da alcune notizie di cronaca relative alla tragica scomparsa di alcuni sans papier. “C’è la storia di quell’uomo di Joinville, che per sfuggire ai controllori della metropolitana si è gettato nella Marna ed è morto annegato. In quale stato di angoscia devono vivere queste persone per arrivare a reazioni così estreme?”: da questa domanda, così spontanea e al tempo stesso onerosa, Goupil fa scaturire una pellicola che si fa carico di tutta la gravità dell’interrogativo, senza farsi intrappolare nella struttura e nelle dinamiche usurate del film di denuncia.

Già assistente alla regia di Roman Polanski e Jean-Luc Godard, arrivato alla fama internazionale con Mourir a trente ans (dedicato all’amico Michel Recanati), prolifico regista e attore in Francia e all’estero, Goupil sa quello che fa e può arrischiarsi con successo a scegliere come protagonista del suo film un gruppo di bambini delle elementari, multietnici e solidali, ma pur sempre potenziali responsabili dell’effetto (ricattatorio) delle “tenere canaglie”. Milana, Blaise, Alice e gli altri riescono a diventare – invece - veri personaggi, complessi e empatici nel portare lo spettatore a partecipare (prima ancora che a parteggiare) alla loro lotta.

In una qualsiasi periferia francese di oggi, sotto la minaccia dei rimpatri forzati degli immigrati senza permesso di soggiorno, i vicini e conoscenti si mobilitano – chi più convintamente, chi meno – per impedire la cattura dei bambini, compagni di scuola dei figli. Cendrine (una superba Valeria Bruni Tedeschi, probabilmente nella miglior interpretazione della sua carriera) e il marito (Goupil) si offrono di ospitare in casa Milana, ma il pericolo incombe. Nel momento in cui le risposte del mondo adulto appaiono sempre più contradditorie e impotenti, toccherà ai bambini prendere il controllo della situazione e, con la spontaneità priva di sovrastrutture della loro età, ribellarsi a leggi incomprensibili ancor prima che ingiuste.

Su una trama semplice, Goupil riflette tutta l’assurdità di una visione del mondo autoritaria e minacciosa, rifuggendo le scene madri e lasciando aleggiare un senso di inquietudine e pericolo emotivamente incisivo. “Tutti per uno” non è, però, un film opprimente: trascinato con abilità nel mondo dei piccoli protagonisti, lo spettatore ne condivide le percezioni e le naturali difese contro il mondo esterno. I pericoli diventano - quindi - ostacoli da superare, i conflitti momenti per creare mondi migliori e le ingiusizie occasioni per inventare soluzioni ardite. Senza spiegare nulla, con la sola forza delle immagini e della successione degli eventi, Goupil ribalta elegantemente la sostanza del periodo che stiamo vivendo: trasforma la nostra (brutta) realtà in una favola e, attraverso questa, ci riporta al cuore delle sue ingiustizie.

doppioschermo

Questo sito web non rappresenta una testata giornalistica perchè viene aggiornato senza alcuna periodicità fissa. Non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Tutti le immagini usate in questo sito sono copyright dei rispettivi proprietari e concesse gratuitamente.