Romain Goupil ha dichiarato che l’idea per il soggetto e la sceneggiatura di Tutti per uno (Les mains en l’ai, il titolo originale) è nata da alcune notizie di cronaca relative alla tragica scomparsa di alcuni sans papier. “C’è la storia di quell’uomo di Joinville, che per sfuggire ai controllori della metropolitana si è gettato nella Marna ed è morto annegato. In quale stato di angoscia devono vivere queste persone per arrivare a reazioni così estreme?”: da questa domanda, così spontanea e al tempo stesso onerosa, Goupil fa scaturire una pellicola che si fa carico di tutta la gravità dell’interrogativo, senza farsi intrappolare nella struttura e nelle dinamiche usurate del film di denuncia.
Già assistente alla regia di Roman Polanski e Jean-Luc Godard, arrivato alla fama internazionale con Mourir a trente ans (dedicato all’amico Michel Recanati), prolifico regista e attore in Francia e all’estero, Goupil sa quello che fa e può arrischiarsi con successo a scegliere come protagonista del suo film un gruppo di bambini delle elementari, multietnici e solidali, ma pur sempre potenziali responsabili dell’effetto (ricattatorio) delle “tenere canaglie”. Milana, Blaise, Alice e gli altri riescono a diventare – invece - veri personaggi, complessi e empatici nel portare lo spettatore a partecipare (prima ancora che a parteggiare) alla loro lotta.
In una qualsiasi periferia francese di oggi, sotto la minaccia dei rimpatri forzati degli immigrati senza permesso di soggiorno, i vicini e conoscenti si mobilitano – chi più convintamente, chi meno – per impedire la cattura dei bambini, compagni di scuola dei figli. Cendrine (una superba Valeria Bruni Tedeschi, probabilmente nella miglior interpretazione della sua carriera) e il marito (Goupil) si offrono di ospitare in casa Milana, ma il pericolo incombe. Nel momento in cui le risposte del mondo adulto appaiono sempre più contradditorie e impotenti, toccherà ai bambini prendere il controllo della situazione e, con la spontaneità priva di sovrastrutture della loro età, ribellarsi a leggi incomprensibili ancor prima che ingiuste.
Su una trama semplice, Goupil riflette tutta l’assurdità di una visione del mondo autoritaria e minacciosa, rifuggendo le scene madri e lasciando aleggiare un senso di inquietudine e pericolo emotivamente incisivo. “Tutti per uno” non è, però, un film opprimente: trascinato con abilità nel mondo dei piccoli protagonisti, lo spettatore ne condivide le percezioni e le naturali difese contro il mondo esterno. I pericoli diventano - quindi - ostacoli da superare, i conflitti momenti per creare mondi migliori e le ingiusizie occasioni per inventare soluzioni ardite. Senza spiegare nulla, con la sola forza delle immagini e della successione degli eventi, Goupil ribalta elegantemente la sostanza del periodo che stiamo vivendo: trasforma la nostra (brutta) realtà in una favola e, attraverso questa, ci riporta al cuore delle sue ingiustizie.




