Sabato, 28 Maggio 2011 16:47

Four Lions - Recensione

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Ci vuole coraggio a ridere del terrorismo. Ma Morris con humor inglese esorcizza un tema avvilente. I quattro leoni si improvvisano bombaroli nel cuore della City tra crisi di panico e slanci eroici. Il risultato e’ quanto mai grottesco

Quale piacere trovare il vecchio british humor ben assestato su un tema scottante! Ecco Christopher Morris che al suo primo film suggella così – ci auguriamo – questo suo inizio di carriera decisamente artistica.
Vale proprio la pena di accomodarsi in sala ed esorcizzare un argomento così attuale ed inquietante – quale il terrorismo – concedendosi grandi risate.
I quattro protagonisti della storia di Morris – proprio i Four Lions del titolo – si improvvisano bombaroli nel cuore di Londra, dando tutto il meglio di loro tra crisi di panico e slanci eroici, risultando sempre perlopiù grotteschi; senza naturalmente riuscire a dare una connotazione seria alla loro “missione”, ma accompagnando lo spettatore fino alla fine con una verve ed un ritmo ironico che danno decisamente senso alla celluloide.
Anche la composizione del quartetto è già campo fertile per il susseguirsi di ogni gag: Omar e Way sono decisi a riscattare l’immagine dei Musulmani nel mondo vendicandosi a dovere. Barry, il bianco convertitosi all’Islam, diffonde la sua immagine negativa della vita. Faisal è l’elemento a parte.
Un po’ Monty Python, e un po’ La Famiglia Omicidi, senza alcun spunto o citazione, il novello regista strizza l’occhio alla commedia inglese creando una pellicola radicata nel mondo reale ma estremamente personale e per nulla ripetitiva.
Da fonti certe si sa che Chris Morris abbia iniziato a documentarsi sul tema Jihad già dagli attentati a Londra del 2005, e che gli abbiano concesso interviste molti tra maggiori esponenti imam e agenti di servizi segreti, regalandogli la possibilità di realizzare quindi sketch veritieri.
È sempre bello, come la prima volta, quando si scopre l’occhio vispo del regista e sceneggiatore “col bernoccolo”, che sa esattamente come e quanto calcare la mano, o sfiorare con leggiadria una tematica senza polemizzare. Dà sempre la sensazione di vedere proprio ciò che si intende con Arte.
Pare – tra l’altro – che per avere l’ok finale abbia proprio chiesto l’approvazione dell’ex detenuto del campo di prigionia di Guantánamo, Moazzam Begg. Ci si potrebbe figurare la scena: un’intera troupe in un teso silenzio ad attendere il pericolosissimo verdetto del sanguinario terrorista, con a capo lo sceneggiatore che trema più di tutti.
Ma pare proprio che non solo abbia felicemente acconsentito, ma che dopo l’invito ad una speciale anteprima si sia addirittura divertito.
Che magari abbia davvero rabbonito chi di dovere, e possa essere metafora di un modo nuovo di vedere queste prese di posizione? Noi ce lo auguriamo di cuore, sperando che Christopher Morris si affretti a scrivere ancora.

doppioschermo

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