Mercoledì, 18 Maggio 2011 12:45

Con gli occhi dell'assassino - Recensione

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Un Morales incerto tra thriller e horror affronta il tema della cecità e del legame simbiotico tra gemelli, alternando alcuni spunti interessanti ad alcune cadute di stile

Julia (Belen Rueda), una donna affetta da una patologia degenerativa degli occhi, per uno strano presentimento sente che la sorella gemella Sarah è in pericolo: precipitatasi a casa sua, la trova impiccata in cantina. Per la polizia si tratta di suicidio: la donna aveva perso la vista ed è credibile che abbia voluto mettere fine alle sue sofferenze togliendosi la vita perchè era depressa, ma Julia rifiuta di credere a questa ipotesi e comincia a indagare su quello che lei crede essere un omicidio. Il mondo di Sarah nasconde una presenza inquietante, un uomo invisibile che nessuno sembra ricordare ma di cui lei avverte la presenza: la sua vista si affievolisce sempre di più, mentre una serie di morti inspiegabili e sparizioni le attraversano la strada e il tempo a disposizione per smascherare l'assassino sta per scadere.

Guillemo Morales, al suo secondo lungometraggio dopo El habitante incierto e con la supervisione del produttore Guillermo Del Toro, dirige la pellicola secondo il punto di vista della protagonista, una brava Belen Rueda (già protagonista di The Orphanage e di Mare Dentro), capace di restituire con lo sguardo la totale solitudine e l’assenza di certezze che assale la protagonista durante questa caccia spasmodica all'assassino (apriamo una parentesi per sottolineare come la traduzione italiana del titolo originale, Los ojos de Julia, è decisamente fuorviante).

Molto suggestive alcune scene, come quella in cui Julia insegue l'uomo misterioso lungo un corridoio buio, illuminato a tratti dallo schermo del cellulare, in una sequenza che ribalta una scena classica dei thriller, in cui è il carnefice a inseguire la sua vittima. La pellicola inoltre esplora uno degli elementi che da sempre è molto impiegato dal cinema horror, il rapporto simbiotico tra gemelli (ricordiamo tra tutti il thailandese Alone di Banjong Pisantanakun e Parkpoon Wongpoon). Molto originale anche la lunga sequenza in cui Julia, rimasta cieca, non può vedere la persona che l'assiste: l'effetto è restituito allo spettatore che non vede mai inquadrato il volto dell'uomo.

A parte alcuni spunti interessanti, però spesso la narrazione è lenta e troppo prevedibile: la sceneggiatura appare piena di buchi e di colpi di scena troppo "annunciati" ed è completamente rovinata dal finale romantico che appare totalmente superfluo.

doppioschermo

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