Mercoledì, 11 Maggio 2011 10:44

Hors la loi - Uomini senza legge - Recensione

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La pellicola di Rachid Bouchareb, candidato come miglior film straniero agli Oscar 2011, riunisce un cast stellare per raccontare la lotta per l'indipendenza dell'Algeria

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli occupanti francesi espropriano le terre ai contadini e agli allevatori algerini: dopo aver perso la loro casa, tre fratelli si dividono e cercano la propria strada in diversi Paesi del mondo. Messaoud (Roschdy Zem) si unisce all'Esercito francese, impegnato a combattere in Indocina; Abdelkader (Sami Bouajila), dopo un periodo di carcere, diventa uno dei leader del Fronte di Liberazione Nazionale per l’indipendenza dell’Algeria; Saïd (Jamel Debbouze) si trasferisce a Parigi dove vive di espedienti, ma spera di far fortuna scoprendo giovani pugili nei club di Pigalle, per lanciarli nell’olimpo della boxe mondiale. Ma nonostante anni di separazione, i loro destini tornano a incrociarsi una bidonville di Nanterre, dove tutti e tre si impegneranno per la lotta d’indipendenza algerina.

A quattro anni da Indigènes, premiato alla scorsa edizione del Festival di Cannes per l’interpretazione collettiva dei suoi protagonisti e candidato come miglior film straniero ai premi Oscar 2011, il regista Rachid Bouchareb riunisce i tre sorprendenti attori nell’ideale seguito della pellicola incentrata sulla causa algerina. In Hors-la loi - Uomini senza legge ricostruisce gli eventi che portarono all'indipendenza dell’Algeria - dalla Resistenza alla nascita del Fronte nazionale, dagli scontri interni al movimento alla barbarie dei servizi segreti francesi - attraverso il punto di vista di tre fratelli molto diversi l’uno dall’altro, ma uniti da un legame che va oltre il senso di appartenenza alla loro patria ormai lontana: sullo sfondo della pellicola restano le dinamiche familiari, la saggezza della solida matriarca che organizza il matrimonio di Messaoud con una brava ragazza, le intemperanze del più piccolo dei tre fratelli, il giovane Said, che dopo una parentesi come protettore di prostitute, raggiunge il successo con la boxe, per finire con i tormenti dell’impegnato Abdelkader che, preso dalla lotta rivoluzionaria, trascura l’amore.

La pellicola di Bouchareb che, nelle sue prime immagini ricostruisce il massacro compiuto dai coloni francesi a Setif, in Algeria, nel 1945 (proprio nel giorno in cui, in Francia, i giornali annunciavano la fine della Seconda Guerra Mondiale), all’epoca della sua presentazione a Cannes era stata tacciata anche di revisionismo da parte del deputato francese Lionnel Luca (Union pour un mouvement populaire), che, senza aver visto il film, aveva accusato il regista di essere “irresponsabile che mette fuoco alle polveri”.

doppioschermo

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