Mercoledì, 04 Maggio 2011 18:48

Thor - Recensione

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Troppo hi-tech per convincere gli appassionati, delude l'interpretazione di Kenneth Branagh del Dio del Tuono. Buono però il 3D e degno di nota il Loki di Hiddleston

Finalmente la Casa delle Idee – benevolo epiteto della Marvel in ambito fumettistico – ha deciso di portare sul grande schermo uno dei personaggi più avvincenti della propria scuderia: Thor. Tra l’altro, al pari di Ercole e di pochi altri personaggi di primo piano, il biondo figlio di Odino non è una creazione originale dei suoi autori bensì una figura leggendaria già esistente, ma ripensata e ricontestualizzata per il mondo del fumetto. Per questo motivo, era facile aspettarsi che l’annunciata regia di Kenneth Branagh potesse puntare tutto (o quasi) più sulle atmosfere epiche della mitologia norrena che sui toni pomposi e talvolta naif della serie create da Stan Lee e Jack Kirby. La visione del film, tuttavia, delude le aspettative sia dei fan del comic che del tocco autoriale del regista di Hamlet.

Il protagonista appare fin da subito irresponsabile e goliardico in maniera fin troppo marcata, e i toni ampollosi ed arcaici che su carta lo rendevano divertente qui vengono resi in maniera un po’ forzata. A deludere, però, è proprio l’atmosfera fantasy cui l’attento pubblico Marvel è abituato. Si ha la netta impressione che l’ambientazione sfarzosa e vagamente medievale della Asgard del fumetto abbia subito, nel passaggio cinematografico, una trasfigurazione hi-tech a dir poco stridente. La magia di questi dei nordici è fin troppo ammiccante all’evoluzione tecnologica terrestre: il portale di teletrasporto sembra un evoluto macchinario quantistico; la passerella dove si consuma una delle battaglie finali emette ronzii ed intermittenze da neon cosmico; armi ed equipaggiamenti hanno sempre uno stile più perfettamente geometrico che abilmente artigianale; persino ciò che dovrebbe essere magico, come i poteri di Thor, sembra quasi interpretabile come una avveniristica manipolazione elettromagnetica. Tra l’altro è lo stesso Dio del Tuono ad affermare simbolicamente questa tendenza, affermando (con una parafrasi) che nel suo mondo “scienza e magia sono la stessa cosa”.

Detto ciò, si tratta comunque di una pellicola molto ben fatta, con attori di grande calibro e diversi momenti interessanti. Anche l’uso del 3D, questa volta, non sembra ingiustificato, e riesce a rendere al meglio le sequenze più spettacolari – soprattutto quelle di lotta -. Una menzione speciale, più che alla già apprezzata Natalie Portman, va al giovane Tom Hiddleston, che ha restituito un Loki allo stesso tempo impulsivo ed ambiguo come pochi avrebbero saputo fare. Ah: rimanete seduti fino alla fine dei titoli di coda…

doppioschermo

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