Venerdì, 29 Aprile 2011 17:04

Notizie dagli scavi - Recensione

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Da un racconto di Lucentini, un film diverso caratterizzato dalla lentezza e dal non detto. Perfetto Battiston in un ruolo difficile e delicato

E' un film diverso, “Notizie dagli scavi” di Emidio Greco, che riprende un vecchio racconto di Lucentini riadattandolo ai tempi contemporanei. Racconta in conferenza stampa il regista di aver aspettato molti anni prima di girarlo, nonostante sia stato il primo adattamento al quale abbia lavorato. Ha aspettato e forse il tempo così gli ha regalato la possibilità di trovare un perfetto protagonista, Giuseppe Battiston, nel ruolo del “Professore” così stralunato e border line. La storia è interamente affidata all'interpretazione di Battiston, che regge anche quella della sussidiaria Ambra Angiolini, nel ruolo di una prostituta che ha tentato il suicidio. Ricoverata in ospedale, la donna chiede al tuttofare della “Signora” (una cattivissima e antipaticissima Iaia Forte) di farle compagnia e di andarla a trovare. Il Professore lo fa, come fa tutti i favori che le prostitute della casa gli chiedono in continuazione, tanto da non capire perchè la ”Marchesa” (Ambra) ad un certo punto lo voglia solo per compagnia. Battiston interpreta un ruolo difficile e delicato, un uomo atipico che vive in mondo parallelo fatto di particolari nei quali affogare, come un buco di un calzino o una tazzina di caffè. In un mondo simile, gli scavi di Villa Adriana a Tivoli diventano una epifania che lentamente risvegliano il Professore dal suo torpore sentimentale. Lentezza e non detto caratterizzano tutta la pellicola, che però non annoia così tanto come si penserebbe, perchè in fondo chi non si è mai “incantato” di fronte ad un particolare non colto dagli altri? La visita agli scavi diventa una abitudine che il Professore ricerca, imparando a memoria il testo della guida e riportandolo alle donne che (non) lo ascoltano, ma tra loro solo la Marchesa, colpita dalla disperazione anche lei, riesce a sentire. Non solo, ma lo sprona a “tornare” nel mondo, cercando di fargli parlare parole sue e non riportate, cercando di capire cosa voglia fare, dove voglia davvero andare. Il film si chiude così, lasciando una domanda aperta e una storia da comporre, dove in una Roma notturna i due protagonisti camminano solitari verso un futuro che non si conosce, con un amore “in forse”, disgraziato anch'esso.

Emidio Greco ama il non detto e la sospensione, e in questo film dai dialoghi stralunati e scomposti è forse l'unica chiave di lettura da tenere in considerazione.

doppioschermo

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