Mercoledì, 13 Aprile 2011 18:12

Machete - Recensione

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Non un semplice film, ma già una leggenda. Non delude le attese dei trailer (veri e finti) l'ultimo estremo lavoro di Rodriguez. Sperando che Danny Trejo torni ad uccidere ancora.

Non è esagerato dire che Machete era stato assurto a mito già anni fa, con il famoso finto spot tarantiniano dove appariva per la prima volta in A prova di morte. Ma ciò che Robert Rodriguez ha fatto, decidendo di girare davvero il film di quel trailer, dà pienamente corpo e voce ad un’idea tanto folle quanto geniale, nel pieno spirito da b-movie che lo aveva portato nel 2007 a girare Planet Terror, l'altro capitolo del progetto Grindhouse.

Non è solo un luogo comune la constatazione che spesso il trailer di un film è superiore al film stesso. E per la scelta delle sequenze pubblicizzate, e per gli effetti dopanti sulle aspettative del pubblico nel tempo che intercorre fra la sua ripetuta visione e l’uscita effettiva della pellicola in sala. A maggior ragione era lecito supporre che dopo quattro anni di attesa dalla prima presentazione del fantomatico (allora finto) film, gli aficionados potessero vedere delusi i propri entusiasmi cinefili. Tuttavia non è stato così. Machete, co-diretto da Rodriguez assieme a Ethan Maniquis quasi un anno fa, diventerà paradossalmente uno dei film decisivi del nostro 2011.

Perfetta operazione di creazione iconica retroattiva, i 105 minuti di protagonismo del butterato ed iperbaffuto Danny Trejo (feticcio di Rodriguez e qui al suo primo, vero ruolo di primo piano) erano stati già presentati fuori concorso a Venezia, dove avevano riscosso un meritato successo. Tutto è volutamente estremo, sopra le righe e stereotipato, senza però risultare mai inutile o già visto. Battute e doppi sensi smargiassi, dozzine di cattivi da manuale, peripezie improbabili con armi da fumetto, litri di fiotti rossi sparsi sui muri e chili di carne mozzata-infilzata-srotolata (esatto: srotolata) su terra, vetri e asfalto fanno di questo film un capolavoro di trash volontario, arguto e difficilmente imitabile. La lezione dell’amico Quentin Tarantino è ormai pienamente assimilata e giunge anzi ad una perfezione tecnica e di scrittura tale da marcare una nota personale fortissima che nulla ha da invidiare a quella del collega di Knoxville. Spettacolari anche tutti gli altri attori nelle loro interpretazioni, incluso – ovviamente – lo spassoso politico ultraconservatore Robert De Niro. E quasi commovente rivedere la faccia, ormai invecchiata, del buon Don Johnson (star di Miami Vice).

In fin dei conti, Machete è più di un film. Come si dice simbolicamente lo stesso Trejo, Machete è già leggenda. E chissà che non arrivino davvero, come ironizza il finale, Machete uccide e Machete uccide ancora.

doppioschermo

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