Mercoledì, 13 Aprile 2011 16:43

Limitless - Recensione

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Elogio della dipendenza come garanzia del successo, il film parte da un'idea suggestiva per poi banalizzare tutto strada facendo. A dispetto del titolo, un film che di limiti ne ha eccome.

Un farmaco capace di aumentare le facoltà mentali ad un tale livello di pienezza da rasentare il paranormale, sviluppando così al massimo memoria, soglia di attenzione e capacità deduttiva. Ma solo per un giorno a dose. Questa la premessa fantascientifica di Limitless, l’ultimo film di Neil Burger (Intervista con l’assassino e The illusionist), che traspone il romanzo The Dark Fields di Alan Glynn. E l’idea di partenza, in effetti, è molto interessante e si presta ad un uso narrativo pressoché sconfinato. La chiave scelta dal regista – e che probabilmente rispecchia quella del libro – è quella dell’action thriller psicologico, dove la paranoia si alterna a prodezze manipolatorie e ad inseguimenti forsennati.

Tuttavia, come troppo spesso accade, ciò va a scapito della caratterizzazione dei personaggi. Il protagonista (Bradley Cooper), in primis, dopo l’assunzione della droga prende subito coscienza dei suoi stupefacenti effetti e del proprio conseguente nuovo potenziale, per cui la sua trasformazione sembra fin troppo immediata. Allo stesso modo, lo sviluppo della trama banalizza più del dovuto le possibilità legate all’ uso sofisticato di una super intelligenza: lo scrittore mezzo fallito (mestiere fra i più gettonati dal cinema hollywoodiano) che diventa milionario grazie a speculazioni finanziarie e che viene immancabilmente investito dal delirio di onnipotenza.

L’intero film è incentrato sul tema della dipendenza dal farmaco, ma con un rovesciamento ideologico notevole: la droga miracolosa, per quanto abbia degli effetti collaterali inquietanti, offre dei benefici che sembrano sempre e comunque superiori ai costi. Ma soprattutto, i danni più letali sono legati alla sua interruzione e non al suo uso costante, che invece fornisce la chiave reale per un successo esponenziale. Verrebbe da pensare quasi a un’ode alla dipendenza segreta come garanzia di una costante crescita economica. E forse proprio in questa goliardica soluzione sta il contraddittorio limite di questa pellicola il cui titolo, invece, i limiti non tollera.

Nota conclusiva. Attenzione alle pubblicità del film che millantano Robert De Niro co-protagonista. Lui c’è, ma la sua parte è più piccola di quello che si possa immaginare.

doppioschermo

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