Prodotto da Franco Nero, Rasputin - La Verità supera la Leggenda, di Louis Nero è il racconto degli ultimi momenti di vita del famoso e controverso occultista russo Grigorij Efimovič Rasputin (cambiato poi all'età di 33 anni in Novyj, come simbolo dell'Uomo Nuovo). La storia di questo monaco è misteriosa ed enigmatica, Santo o Demonio che fosse. Louis Nero costruisce un film che racconta gli ultimi periodi di vita, con flashback che spiegano la sua grandezza. La sua stessa morte è rimasta avvolta nel mistero: sembrava davvero invincibile, immortale, nonostante il veleno e i colpi di pistola che il gruppo di congiurati hanno usato contro di lui. La leggenda racconta dei miracoli che Rasputin, Uomo Nuovo, compiva anche per la famiglia dello Zar, tanto da diventare, lui, un contadino, l'uomo più influente dello stato.
Via di mezzo fra cinema, docu-dramma e visual art, il film è costruito con le testimonianze dei personaggi che si rivolgono direttamente al pubblico, già dall'incipit del film: un mefistofelico Rasputin chiede gli occhi degli spettatori per poi scaraventarli nella vita del veggente. Un po' reale un po' fantastico, l'intero film è costruito con inquadrature spericolate e inserti di personaggi: come in un trittico, il protagonista rimane sullo sfondo raccontando la sua storia, mentre due personaggi (tirati in questione) sono inseriti in un riquadro ai lati della figura principale, esattamente come nelle icone russe alle quali il regista si è ispirato. Peccato che l'insieme risulti un po' troppo accademico, stile Peter Greenaway, senza raggiungere le carambole visivo-concettuali del regista gallese, rendendo il tutto poco piacevole e poco artistico. Il rimando, non voluto, è ai videogames, nelle parti dove parte la storia e siamo chiamati a posare tutto e entrare nell'ambientazione. La performance del protagonista è molto convincente, Francesco Cabras riesce ad essere mefistofelico quanto basta per essere un Rasputin credibile, ma non si capisce per quale motivo si è voluto utilizzare il doppiaggio (del mitico Francesco Pannofino) per la voce, che infatti a volte sembra fuori sincro. Sembrerebbe un'opera prima per il carattere indipendente del film, ma non lo è, e alla lunga stanca. La visione deve essere lenta e riflessiva, proprio per il carattere visivo-artistico delle scene, ma non basta, e il risultato è un film noioso e accademico che non aggiunge nulla di più (a parte la corrispondenza Cristo-Rasputin) alla storia della vita del monaco veggente santo-demonio Rasputin.




