Il regista Renè Ferretti (Francesco Pannofino), dopo anni passati dietro da macchina da presa a dirigere squallide fiction, rifiuta di girare l’ennesima brutta scena de Il giovane Ratzinger, interpretato da Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti) e comincia a sognare di fare il grande salto nel mondo del cinema. L’occasione si presenta quando il suo storico produttore Sergio (Alberto Di Stasio) acquista i diritti de La casta, il libro-denuncia scritto da Gianantonio Stella e Sergio Rizzo, e gli propone di girare la sua opera prima sul grande schermo. Renè assolda una troupe di professionisti e attori affermati, ma ben presto si rende conto che, senza i suoi storici collaboratori “alla cazzo di cane”, la situazione rischia di sfuggirgli di mano. Pur di portare a casa il film, allora, è disposto a scendere a compromessi. Anche a girare La Casta in versione cinepanettone.
Se le tre edizioni di Boris, la fuoriserie andata in onda su Sky fino all’anno scorso, erano servite a ridicolizzare il peggio della televisione italiana attraverso le parodie de Gli occhi del cuore a Medical dimension, l’adattamento per il grande schermo ci regala uno sguardo disincantato e pessimista dell’industria cinematografica, ma, più in generale, anche di un Paese “troppo italiano” (per dirla alla Stanis La Rochelle).
Dall’amministratore Lopez (Antonio Catania), declassato dal settore televisivo al cinema (esilarante il cambio di look, dalla giacca e la cravatta ai golf che pizzicano e agli occhialetti alla Gramsci), al produttore che sogna di realizzare un film impegnato ma poi “non c’ha i soldi per tutta ‘sta sensibilità”, Boris Il film restituisce il ritratto ironico e amaro della deriva del settore cinematografico, che alla fine sembra non credere in un futuro migliore (un altro cinema forse non è possibile, parafrasando il titolo di uno degli episodi della serie).
Il pessimismo cosmico degli autori, Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, si compensa però con alcune trovate semplicemente geniali: accanto ai volti noti della serie tv (dal direttore della fotografia cocainomane, all’elettricista coatto, passando per lo stagista schiavo e l’attricetta raccomandata, che ora è anche candidata all’Europarlamento), a rubare la scena è Marilita Loy (Rosanna Gentili), ritenuta nella finzione cinematografica più brava attrice italiana (evidente la parodia di Margherita Buy), che però è piena di insicurezze. Semplicemente perfetto anche Claudio Gioè che recita la parte di Francesco Campo, l’attore impegnato che spicca nel cast di raccomandati capitanato da Stanis. Per non parlare del cameo di Nicola Piovani, fan sfegatato della serie, che si gioca a poker l’Oscar vinto con La vita è bella.
Strappano risate amare gli sceneggiatori che sfruttano il lavoro dei giovani scrittori per scrivere un copione “all’impepata di cozze”, la teoria del cinepanettone perfetto spiegata da Glauco, alias Giorgio Tirabassi (per “sbigliettà” dobbiamo far vedere le tette) e la parodia del numero cinque di Medusa, un macaco (che, a detta degli attori, era anche molto aggressivo). Unica pecca per gli amanti della serie tv è la rinuncia ad alcuni storici tormentoni (“smarmella”, “troppo italiano” e l’immancabile “a cazzo di cane” tra gli altri) e lo spazio ad alcune colonne portanti del cast, come gli attori Stanis e Corinna (Carolina Crescentini), la figlia di Mazinga (Eugenia Costantini) e lo stagista (Alessandro Tiberi), forse un po’ troppo sacrificati dal doloroso lavoro di sintesi degli autori. Non resta che sperare che il dvd del film ci regali le numerose scene tagliate.




