Un film al femminile in cui una bella ragazza bionda si ritrova suo malgrado in un ospedale psichiatrico e cerca di scappare con l’aiuto delle sue compagne, perdendosele per strada in maniera cruenta. A dirla così potrebbe essere benissimo la sinossi di Sucker Punch. Invece stiamo parlando dell’ultimo lavoro di John Carpenter, che torna in sala a dieci anni di distanza dal suo ultimo lungometraggio Fantasmi da Marte. Con The Ward – Il reparto, il regista di Halloween: La notte delle streghe e Il seme della follia si concentra sullo sfondo ospedaliero e gioca coi fantasmi (metaforici e reali) di giovani ragazze dalla psiche fragile. Il realtà, però, più che un grande ritorno al cinema, si ha l’impressione di guardare sul grande schermo un’altra puntata (magari doppia) di Masters of horror, serie della quale Carpenter è stato ragionevolmente una delle punte di diamante. I tempi risultano fin troppo diluiti e i momenti di tensione sono davvero pochi, considerando che tutto ciò che vediamo dovrebbe essere firmato da uno dei più importanti maestri del brivido viventi. Il problema non è tanto nel tema, seppure trito e ritrito, della pazzia applicato al contesto del manicomio. La semplicità di scrittura, del resto, è sempre stata alla base degli horror più riusciti e spaventosi, sia di Carpenter che di altri suoi esimi colleghi. Più che altro, dalla pellicola traspare un disimpegno autoriale inaspettato, quasi provocatorio. E questa sensazione sembra corroborata anche dalle dichiarazioni dello stesso regista che, a proposito di The Ward, tempo fa ha rivelato: “Il merito è di Mick Garris, l’ideatore di Masters of Horror. Gli episodi di quella serie erano progettati a basso budget, con riprese molto veloci, che mi sono piaciuti moltissimo. Così ho pensato di continuare a divertirmi, applicando le stesse regole produttive ad un lungometraggio a basso budget”. Il risultato poteva essere un piccolo gioiello d’autore, girato sì in tempi brevi e con poche risorse ma con una sceneggiatura solida e una regia magistrale. Invece, come accennato prima, il respiro di The Ward è quello affannoso di un episodio seriale ma stirato oltremisura per affrontare l’apnea di una prova filmica.
Forse per gli estimatori più fedeli di Carpenter non sarà stata una vera delusione, ma in linea di massima era assai ragionevole aspettarsi qualcosa in più.




