Martedì, 15 Marzo 2011 11:06

Beyond - Recensione

Scritto da 
Una struggente storia sull'infanzia violata

Una mattina, Leena (Noomi Rapace) riceve una telefonata dall’ospedale della sua città natale: la madre, con cui ha tagliato i ponti da anni, è in fin di vita e ha chiesto di vederla per l’ultima volta. Lei riattacca, per paura di scoperchiare un vaso di Pandora pieno dei ricordi della sua infanzia travagliata, ma il marito la obbliga a non sottrarsi a quel passato che, comunque, le appartiene. Sarà l'inizio di un viaggio molto doloroso attraverso le memorie di un passato terribile, segnato dall'alcolismo e dalla violenza dei genitori nel quale Leena dovrà rituffarsi nel tentativo di non perdere la serenità conquistata nel presente. Tutta la storia è raccontata in soggettiva attraverso i due piani temporali che diventano un tutt’uno: la piccola Leena (la bravissima Tehilla Blad, che aveva già interpretato la versione bambina di Noomi Rapace nella trilogia dedicata ai libri di Stieg Larsson), si riaffaccia nel presente della Leena adulta, costruito nella serenità familiare conquistata con il marito Johan (Ola Rapace, marito di Noomi anche nella realtà) e le due figlie.  Premio del pubblico alla 57esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, la pellicola diretta da Pernilla August – attrice feticcio a soli 12 anni di Ingmar Bergman nel suo film testamento Fanny e Alexander e all’esordio alla regia, dopo una piccola esperienza con un cortometraggio - è prima di tutto un film sull’infanzia violata, mutilata nei sentimenti, nelle certezze e negli affetti.

Con una sceneggiatura non originale (il film è tratto dal bestseller Svinalängorna della scrittrice svedese-finlandese Susanna Alakoski), Pernilla August confeziona un film intenso e struggente, con una poetica e uno stile asciutti e compatti. Il racconto intrecciato tra immagini del presente e flashback del passato scioglie, scena dopo scena, il nodo della resistenza emotiva di Leena alla sua infanzia e a quella di suo fratello, che lei accudiva come un figlio. Tutto è raccontato in soggettiva attraverso lo sguardo a volte tenero a volte rabbioso della protagonista, che ha trasformato l'amore per la sua vecchia famiglia in astio e paura. La difficile vita da emigrati (dalla Finlandia in Svezia), senza grandi risorse economiche, è stata per Leena bambina (intenta ad appuntare su un'agenda parole e significati di quel mondo distante) un crescendo di dolore che, tra le gare di nuoto e le liti dei genitori spesso e volentieri ubriachi, è culminato in un’irreversibile diaspora famigliare. La regista si appoggia nel suo racconto per immagini alla carica espressiva degli attori (straordinariamente intensa Noomi Rapace), a una fotografia cupa e dalle tonalità fredde e  a una narrazione molto asciutta, con dialoghi scarni ma realisticamente eloquenti.

doppioschermo

Questo sito web non rappresenta una testata giornalistica perchè viene aggiornato senza alcuna periodicità fissa. Non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Tutti le immagini usate in questo sito sono copyright dei rispettivi proprietari e concesse gratuitamente.