Lunedì, 07 Marzo 2011 19:57

Gangor - Recensione

Scritto da 
Paradossalmente uno dei migliori film politici dell’ultimo cinema italiano, sebbene denunci uno scenario a noi lontano. Forse un po’ più pesante nella seconda parte

Presentato all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma, Gangor di Italo Spinelli è sicuramente un film atipico. Nato come una produzione italo-indiana e girato da un regista italiano, in realtà vanta cast e dialoghi originali interamente stranieri (principalmente indiani). La storia è quella di Upin Adil Hussain, fotoreporter indiano che decide di recarsi a Purulia - nel Bengala occidentale – con l’intento di girare un reportage sulle condizioni di vita dei gruppi tribali. Senza saperlo, proprio una delle foto da lui scattate per denunciare i soprusi sessisti della popolazione indigena diventa l’innesco di una spirale distruttiva che avvolgerà una povera ragazza madre del luogo, colpevole solo di aver posato per il fotografo mentre allattava il proprio figlio al seno. La pellicola è ispirata al racconto Dietro il corsetto di Mahasweta Devi, scrittrice in lingua bengali ed attivista politica molto famosa in India, perennemente impegnata nella denuncia sociale e nella difesa dei gruppi tribali.

Dal punto di vista registico, il film presenta un’asciuttezza notevole che lo rende adatto a raccontare una storia di tale drammaticità. Probabilmente la narrazione viene dilata un po’ troppo nella seconda parte, quando si sviluppa il destino della donna e la sua ricerca da parte del protagonista. Tuttavia questo non comporta né una diminuzione nell’intensità emotiva, né il rischio reale di un appesantimento didascalico. Si sente molto l’interesse personale del regista (amico della stessa Devi) per la questione trattata. Di più: Gangor rappresenta – paradossalmente - uno dei migliori film politici nel cinema italiano più recente, sebbene abbia come oggetto una situazione umana e sociale ben lontana dai nostrani teatrini di politici tronfi e donnaioli o dai mortificanti quadretti di disoccupati umiliati e offesi. Con il pregio non indifferente di riuscire a colpire e a denunciare senza dover necessariamente ricorrere alla forma più autorevole - ma non sempre autoriale - del film documentario per essere preso più sul serio.

doppioschermo

Questo sito web non rappresenta una testata giornalistica perchè viene aggiornato senza alcuna periodicità fissa. Non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Tutti le immagini usate in questo sito sono copyright dei rispettivi proprietari e concesse gratuitamente.