Mercoledì, 02 Marzo 2011 11:22

La vita facile - Recensione

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Amore, amicizia, altruismo. Ma non tutto è come sembra. La vita è un compromesso. Se ne può scegliere una più facile, lontano dalla tentazioni. Lucio Pellegrini mostra come in una commedia cattiva che omaggia Sordi e Manfredi

E’ una commedia cattiva di interessi e tradimenti che si ispira a quelle all’italiana degli anni ’60. Mario Tirelli vorrebbe essere il Guido Tersilli (professor dottore convenzionato con la mutua) del nuovo secolo, spregiudicato e naif. E Ginevra, bella e incostante, è un prototipo di donna tante volte messo in scena da Risi, Monicelli, Comencini. Dimostrando il teorema che a muovere il mondo è l’odore dei soldi, il film di Lucio Pellegrini mostra come tutto il resto siano ragionamenti accessori e effetti indesiderati.

La vita facile parte dal tipico triangolo lui-lei-l’amico e prova a essere anche altro: in maniera eccentrica mescola risate, drammi, inganni, i sentimenti buoni e quelli deteriori, viaggio e paesaggi. Luca (Stefano Accorsi) e Mario (Pierfrancesco Favino) sono due medici, amici dall’adolescenza. Il secondo vive la vita del primo, professionalmente e sentimentalmente: lavora nella rinomata clinica del padre dell’altro e ha sposato la donna contesa (Vittoria Puccini). Luca, invece, lavora in un ospedale in Kenya, che la patina di leggerezza del film non mostra in tutta la sua crudezza. Le carte si rimescolano quando Mario raggiunge l’amico, proclamandosi in piena crisi di coscienza, alla ricerca di un scopo per il suo lavoro, che nel lusso della vita romana ha smarrito. Invade la routine africana, portando scompiglio. L’arrivo di Ginevra, portatrice di una notizia, poi scardina del tutto l’equilibrio costruito. E’ qui che il film, da lineare e brillante, cambia dimensione e l’inganno tra i tre diventa l’inganno dello spettatore. Pur mantenendo i toni della commedia, si riveste di un messaggio moraleggiante, interpretabile per contrasto. Non è tutto come sembra: quello che appare altruismo altro non è che necessità di un paravento, il buono non è buono, altrettanto si può dire per quel che appare il cattivo. A fagocitare tutto è la morale borghese del compromesso. E’ quello cui vengono spinti i protagonisti maschili, mentre Ginevra (la meno giustificabile dei tre, e anche quella con meno spessore, sia nella scrittura, che nella resa), sembrava l’ago della bilancia ma finisce con risultare sconfitta su tutti i fronti. Sui tre svetta Favino che, con una mimica spontanea e apprezzabili tempi comici, è riuscito a rendere giusto omaggio ai tipi interpretati da Manfredi e Sordi (questo era il suo scopo dichiarato).

A voler estremizzare, il film sembra cinicamente suggerire che la vita facile sia quella in Africa: si sopravvive o si muore, si mangia o si digiuna, si prende un colpo di fucile in fronte o si riesce a passare indenni. Un dentro o fuori non contemplato nel ricco occidente, dove le possibilità e le tentazioni spingono a cambiare direzione. Succede perciò che per fuga o per espiazione valga la pena scegliere una una vita diversa, semplice e meccanica.

doppioschermo

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