Lunedì, 28 Febbraio 2011 17:09

Another year - Recensione

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Mike Leigh ci accompagna nello scorrere lento di un altro anno, tra piccoli impercettibili cambiamenti ed eventi che cambiano la vita. Candidato all’Oscar come miglior sceneggiatura, tutta punta su dialoghi brillanti e domestici

Scandita dal succedersi delle stagioni, l'ultima pellicola diretta e sceneggiata da Mike Leigh si incentra sulla vita di una affiatata coppia di sessantenni inglesi, Tom (Jim Broadbent) e Gerri (Ruth Sheen), circondati da un entourage di amici a tratti eccentrici e irrisolti (Mary), infelicemente dediti ad alcol e sigarette (Ken), ma anche allegri e innamorati (Joe).

Come da tradizione, il cinema di Leigh fatto di persone semplici e ordinarie, indaffarate a districarsi tra le gioie e i dolori del vivere quotidiano, si sofferma a descrivere l'esistenza serena e priva di colpi di scena dei due protagonisti, presi dagli impegni lavorativi, dalle cenette intime e dalle trasferte in campagna, paghi di una tranquilla vita a due, mentre coltivano pomodori rigorosamente “bio” e sorseggiano un tè al riparo da un'improvvisa pioggia estiva.

L'idillio bucolico, decisamente più vicino all'agiata middle class britannica di molti altri film più crudi, ma sempre realisti, dell'autore (basti pensare a Tutto o Niente, 2002 o Il segreto di Vera Drake, 2004), quasi stride con le difficoltà incontrate dagli amici più cari dei due protagonisti, rendendoli miracolosamente immuni dall'individualismo, dalle solitudini forzate e da quell'infelicità di fondo che sembra attanagliare la maggior parte delle persone a loro più care.

Eppure, nonostante le problematiche, il film di Leigh scivola discreto e pacato, mentre la macchina da presa si insinua nella vita della coppia, spiandola all'interno della loro casa, al lavoro o in ufficio.

Tuttavia, negando ogni tendenza al vittimismo o al rimpianto, lungo i suoi 129 minuti e lo scorrere tranquillo di un altro anno, Leigh sembra piuttosto invitare lo spettatore a godere delle piccole cose della vita, degli incontri improvvisi e inaspettati, delle risate, delle sorprese e di tutti quei momenti felici trascorsi a chiacchierare in giardino o davanti ad una fumante tazza di tè, regalando un ultima prova di cinema realista e sincero, genuinamente privo di effetti speciali e sentimentalismi artefatti.

doppioschermo

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