Mercoledì, 09 Febbraio 2011 14:26

I fantastici viaggi di Gulliver - Recensione

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Un film dal target infantile, ma non per questo becero e poco divertente. Ma le voci dei due simpatici “turisti per caso” non convincono.

Dopo Shark tale del 2004 e Mostri contro alieni del 2009, il regista Rob Letterman si cimenta in un’avventura non più animata ma decisamente cartoonesca: una versione modernissima ed irriverente dei classici viaggi di Gulliver (che guadagnano così l’aggettivo “fantastici”). Gli attori di maggior richiamo sono Jason Segel (Molto incintaNon mi scaricare e il televisivo ed apprezzatissimo E alla fine arriva mamma) e soprattutto il mattatore extralarge Jack Black (King Kong, School of rock, Be kind rewind).

La storia è davvero banale e si concentra quasi totalmente sulla prima delle mete letterarie del Gulliver storico, ovvero Lilliput, sebbene ci sia anche una breve ed inaspettata parentesi a Brobdingnag. Nonostante le dozzine di citazioni, dal cinema e i cartoni ai videogame, il film non nasconde un target decisamente infantile. Non per questo, però, si può parlare di un prodotto del tutto becero e poco divertente. Al contrario il ritmo è molto concitato e si ride parecchio, anche per trovate decisamente puerili come un fondoschiena formato palazzo che ingloba cadendo un malcapitato uomo-supposta. Alcuni momenti, poi, sono decisamente indovinati. Fra tutti, la versione live di Guitar Hero su imitazione degli appena conosciuti Kiss (con tanto di salvataggio partita umana) nonché la folle e megalomane reinterpretazione dell’ipertrofico universo mediatico e pubblicitario newyorkese con adattamenti di film e marche famose a nome ed immagine del sedicente imperatore Gulliver. La doppia storia d’amore, destinata come da tradizione al lieto fine, non si prende mai troppo sul serio, riuscendo così a non appesantire mai i toni leggerissimi di questa commedia innegabilmente demenziale.

Carina l’idea di far doppiare i regnanti di Lilliput a Syusy BladyPatrizio Roversi, divertenti ed amati “turisti per caso” della tv, dato il tema portante del viaggio. Tuttavia la loro performance non è all’altezza di quella dei loro colleghi, e conferiscono all’adattamento italiano una patina di amatorialità fastidiosa ed immeritata.

Non ci sarebbe da stupirsi se decidessero di dare un seguito a questo capitolo e di intraprendere una saga. Del resto, le tappe ipotizzate da Jonathan Swift sono ancora tante.

doppioschermo

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