Domenica, 30 Gennaio 2011 09:58

Il discorso del re - Recensione

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Un re, Giorgio VI, costretto a fronteggiare due gravi questioni: il suo essere balbuziente e la seconda guerra mondiale. Un film ben costruito che ha la sua forza nella straordinaria interpretazione di Colin Firth e Geoffrey Rush.

Il grigio della Londra degli anni '30, un re che si trova a dover fare i conti con la Storia, quando non avrebbe voluto, un insegnante istrionico e anticonformista. Il tutto perfettamente confezionato da Tom Hooper, e sorretto da una sceneggiatura puntuale e convincente. Sarà per questo e non solo che “Il discorso del re”, in uscita oggi nelle sale italiane, ha conquistato dodici nomination agli Oscar 2011. E se le merita. Sul grande schermo un pezzo di storia britannica ancora non affrontato, almeno non in questi modo. Un re stanco e malato, il suo erede che abdica per “amore” e le attese su un nuovo sovrano, Giorgio VI (Colin Firth) che prima di guidare le sorti di un Paese all'alba della seconda guerra mondiale, dovrà fare i conti con la sua, di sorte, che lo ha voluto balbuziente. Il “discorso” che il re si prepara a fare rappresenta un vero e proprio percorso di crescita per il protagonista, che l'incontro Lionel Logue (Geoffrey Rush) segna e stravolge, in un crescendo di emozioni. Un'idea che il regista aveva avuto anni fa quando, consultando i diari di Logue, aveva chiesto a  Margaret (secondogenita di Giorgio VI e sorella di Elisabetta II),  il permesso di fare un film su quella storia. "Per favore, non finché sono in vita, per me sarebbe troppo penoso", aveva risposto la reale britannica, scomparsa nel 2002.

A Hooper un grande merito: di averci regalato un film elegante, delicato, ironico e visivamente eccezionale, e di aver scelto un cast quanto mai azzeccato. Un'impresa solida e imponente grazie alla superba interpretazione dei tre attori principali, a cominciare da Colin Firth, che trova l'equilibrio perfetto nel rappresentare un re composto, elegante, arrogante, a tratti goffo e tenero. Accanto a lui, a prenderlo per mano, c'è un Geoffrey Rush davvero perfetto, una sorta di alter ego del protagonista che riesce con l'espressività che lo contraddistingue a rendere perfettamente ogni momento della narrazione, con toni e sfumature del volto sempre azzeccate, mai eccessive. E poi Helena Bonham Carter, decisa e dolce nei panni della “moglie del re”, di sicuro alle prese con una delle prove più riuscite della sua carriera. A rendere “Il discorso del re” un film da Oscar, dunque, sono gli attori, mentre la bravura di Hooper sta nel riuscire ad armonizzare perfettamente il tutto, e rendere al meglio i momenti di disagio, paura, scontento e soddisfazione dei personaggi.

La difficile battaglia contro un handicap diventa, così, un pretesto per narrare il disagio di un personaggio e di un intero Paese, che si avvia ad affrontare uno dei momenti più difficili della storia europea. Il dramma personale del re balbuziente, però, non è mai spettacolarizzato, anzi. Giorgio VI non è un martire, semplicemente vittima di un disagio che si può e si deve combattere. Un uomo artefice del proprio destino, insomma.

Soltanto un consiglio, “Il discorso del  Re” va visto in lingua originale, non per sottovalutare il lavoro del doppiaggio italiano, ma per non perdere l'intensità dei personaggi e, quindi, dell'intera storia.

doppioschermo

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