Esce al cinema ‘Kill Me Please’, il film vincitore dell’ultima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma
Ambientato in una clinica immersa nei boschi (esiste davvero, in Svizzera), il film racconta dei malati (terminali, depressi, cronici) che la scelgono come ultima ratio della loro vita: nella clinica non si cura, si aiuta a morire. Morte dolce e dignitosa è il servizio che viene offerto (in cambio, of course, di lasciti di eredità e ingenti somme di denaro) dal Docteur Krueger (Aurélien Recoing ) che in soli tre minuti ti porta via per sempre. E un semplice bicchiere d’acqua allungato con veleno letale è il viatico che salva i pazienti. Girato in un furbo bianco e nero (latte e cioccolato per il sangue: ah, la meraviglia del cinema!) e con un modesto budget, in sole tre settimane il regista Olias Barco e il cast tutto (da Aurélien Recoing a Saul Rubinek fino alla strepitosa Zazie de Paris) sono riusciti in una grande impresa: realizzare un film indipendente leggero e ironico, ma che affronta un tema di scottante attualità tutt’altro che semplice. Grazie ai personaggi caricaturali la risata, nonostante scene poco piacevoli per chi non ha uno stomaco abituato al pulp o allo splatter, è sempre sul viso pronta a esplodere. I personaggi sono grotteschi e poetici, e da spettatrice mi sarebbe piaciuto vederli più approfonditi, perché meravigliosamente tragicomici eppure così simili a ognuno di noi. Viaggio nella vita e nella morte, il film non è scontato e si svolge in un coinvolgente crescendo, fino alla meravigliosa scena finale, davvero perfetta per concludere una simile visione. Se pecche ci sono, è che il film è indipendente nel vero senso della parola, con tutti i pro e i contro che si porta dietro la scelta di una produzione così: una totale libertà nei temi e nelle riprese, nei tempi e nelle scelte visive, ma poco respiro e un vago senso di incompiutezza tipico del miglior cinema indie europeo. Da vedere, per affrontare un tema complesso con un gran senso dell’ironia e una visione anticonformista. Che di questi tempi sembra essere la nostra unica salvezza.