Marcello(Sergio Castellitto), Marina(Laura Morante) e Rosa(Nina Torresi) sono i tre componenti di una serena famiglia medio borghese italiana; lui architetto, lei psicologa e la figlia, Rosa, una ragazza diligente, brava a scuola che però si mostra un po' fredda verso i genitori. Questa famiglia decide di passare il ponte dei santi(o dei morti che dir si voglia) nella villa in toscana con gli amici Duccio(Marco Giallini) e la moglie Delfina(Lidia Vitale), Valentino(Gianfelice Imparato) con la moglie Raimonda(Emanuela Grimalda), la madre di Marina, Venanzia(Erika Blanc), due pazienti molto critici di Marina, Lory(Barbora Bobulova) e Ettore Maria(Renato Marchetti) e gli amici della figlia Aldo, Luca, Francipalla e Niccolò. A questi si unisce Armando, un simpatico settantenne che Rosa presenta come il suo nuovo fidanzato.
Questa rivelazione destabilizzerà l'equilibrio fragile della famiglia.
Marina, da brava psicologa, ripassa mentalmente tutte le fasi della crescita della figlia e tutto ciò che può averla turbata, portandola ad accusare il marito, per la sua immaturità, perché si comporta troppo da"figaccione".
Con il tono della commedia Castellitto e la Mazzantini ci raccontano l'umanità dal loro punto di vista, gli eterni ragazzini(o figaccioni che siano) che non vogliono fare i genitori ma si illudono di poter essere amici dei figli, senza accorgersi che i figli non hanno bisogno di amici. Uomini che vanno a letto con qualsiasi donna eccetto la moglie, "donne sull'orlo di una crisi di nervi" che sfogano la loro disperazione o sul cibo o ostentando una marcata antipatia per la borghesia e la società in generale, poi ci sono gli adolescenti che invece vogliono apparire più maturi di quello che possono essere e la colf che si comporta come fosse la padrona di casa, con il suo sguardo gelido e severo è come se tenesse in ostaggio i padroni di casa e gli invitati in un carnascialesco ribaltamento dei ruoli, poi Ettore Maria e Lory, che con la loro innocenza e trasparenza, smascherano per primi la vera natura dei personaggi
e infine lui, Armando, l'unico che riesce ad essere quello che è, un settantenne, solo un settantenne che non nega il fatto di essere "vecchio", che non si preoccupa di sembrare più giovane, in questo modo svela l'unico vero tabù della nostra società la vecchiaia.
La bellezza del somaro è la bellezza inconsapevole e un po' goffa dei più giovani, e qui si dimostrano tutti più somari che altro. Inoltre il somaro è un elemento fondamentale nell'economia del film che osserva le follie umane dall'esterno senza poter commentare.
Come dice lo stesso Castellitto; "Maneggiare un tema serissimo nell'acqua della commedia è scommessa ardua" di fatti in quest'acqua ci sono pericoli inaspettati che potrebbero far affondare il film, ma Castellitto va benissimo, vince questa scommessa e ci regala un film delizioso, divertente e tenero, i personaggi non si possono non amare, proprio per i loro difetti e per le loro debolezze. Con questo film Castellitto dimostra di essere un regista eccelso e che l'accoppiata con la Mazzantini è sicuramente vincente, perché sono pochi quelli che riescono in un impresa del genere.
Auguri al film di Castellitto, che esce il diciassette dicembre con 250 copie, e che dovrà scontrasti con l'indiscusso campione di incassi italiano, il cinepanettone, chissà che, come Fazio in tv è riuscito a crearsi un suo spazio nonostante andasse in onda in contemporanea con il grande fratello, anche questo film riesca comunque ad emergere.




