Martedì, 30 Novembre 2010 23:33

Portrait of the Fighter as a Young Man - Recensione

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Combattenti per la libertà  sulle montagne della Romania contro la dittatura comunista

Nel 1949, finita la Seconda Guerra Mondiale, gruppi di partigiani armati cercano di contrastare con ogni mezzo gli spietati miliziani rossi. E’ la storia della banda guidata da Gavrila Ogoranu, composta da una decina di giovani, soprattutto studenti universitari, aiutati nella loro disperata battaglia da mogli, fidanzate, preti e contadini. Vivono per oltre dieci anni nascosti sui monti e nei boschi inaccessibili del Sud dei Carpazi. Sfuggono alle persecuzioni della Securitate, la polizia segreta del regime voluta dai sovietici, che uccide gli oppositori senza pietà, li sottopone ad atroci torture per farli parlare. Olio di ricino, unghie e denti strappati, pestaggi a sangue, mogli complici bruciate vive! Tutto è accaduto così come il regista Constantin Popescu lo descrive, con asciuttezza. Un film a metà tra il documentario e il western, lungo ma arioso, epico, che racconta con una chiarezza impressionante e con crudezza i ricordi, le amicizie, le imboscate, i tradimenti, i violenti scontri a fuoco tra le due fazioni. “Vogliamo cacciare i russi dalla nostra terra” è lo scopo, impossibile, di questo manipolo di disperati idealisti quasi tutti uccisi. Erano oltre 250.000, all’inizio, i rumeni che avevano detto “no” al duro regime che li opprimeva: molti di loro decisero la lotta armata, e morirono sulle montagne. Popescu ha voluto girare ben tre film sulla lotta contro il comunismo in Romania dopo aver letto documenti d’archivio e raccolto testimonianze relative al periodo tra il 1945 al 1965. Chi erano i ragazzi di Ogoranu? C’è chi ha accusato i partigiani di avere motivi personali per nascondersi alle autorità, altri di essere nazionalisti, estremisti di destra. Oggi nel Paese pochi sanno quello che accadde realmente. Ecco perché il regista (uno dei realizzatori del film collettivo Racconti dell’età dell’oro, selezionato a Cannes ne 2009) ha deciso di raccontare quegli anni con questo lungometraggio. Dura più di due ore ma non annoia.

doppioschermo

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