Lunedì, 15 Novembre 2010 00:29

The Social Network - Recensione

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Mark Zuckerberg, studente dell’università di Harvard, viene lasciato dalla sua fidanzata dopo un’ennesima discussione cervellotica ed estenuante pregna di cinismo e sociopatia
Poche ore dopo, fra i fumi dell’alcol e della rabbia, il brillante giovane partorisce una burla online di cattivo gusto la quale getterà il seme che darà vita alla più importante comunità informatica dei nostri anni: Facebook (come suggerisce il titolo del film, il social network per antonomasia). La sceneggiatura di Aaron Sorkin si basa sul libro Miliardari per caso di Ben Mezrich, una specie di real thriller che affronta i rapporti interpersonali di Zuckerberg nel periodo della nascita di Facebook e le vicende legali che lo porteranno in seguito a mettere in discussione la reale paternità della sua stessa invenzione. La regia di David Fincher, autore di film culto come Seven e Fight club, da vita ad una biografia concitatissima e arguta, che restituisce un’immagine di Zuckerberg non certo virtuosa. Un po’ come era successo con il Bill Gates di Anthony Michael Hall nel pregevole I pirati di Silicon Valley, film concettualmente simile e altrettanto riuscito di una decina d’anni fa. A dispetto di ciò che si potrebbe pensare, The social network non è un film su Facebook. Di esso si parla, e qualche zampata acida viene pure tirata, ma soprattutto nella parte iniziale. La pellicola però non sviscera tutti i meccanismi più deteriori - o semplicemente ambigui - legati al fenomeno virtuale (la labilità della sua privacy, la moltiplicazione di giochi e applicazioni inutili, la costante e crescente distrazione volontariamente operata). Se proprio si vogliono individuare delle velleità sociologiche, queste vanno cercate più studiando i meccanismi di comportamento di singole menti geniali che tentando di carpire le motivazioni dell’isteria mediatica di massa. Un’operazione molto interessante, quella di Fincher, che fa riflettere anche sulla casualità dell’intuizione nonché sulla spregiudicatezza dell’ingegno dietro l’opera.

doppioschermo

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