Sabato, 30 Ottobre 2010 02:00

Winx Club 3D – Magica avventura - Recensione

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E’ toccato ai personaggi di Iginio Straffi l’onore di essere animati sul grande schermo nel primo prodotto nazionale in 3D stereoscopico

Le magiche amiche dai nomi mocciani tornano al cinema dopo il capitolo Il segreto del regno perduto del 2007, in cui la protagonista Bloom aveva scoperto i misteri legati alle sue origini ed abbracciato il suo destino di principessa. Nella nuova Magica avventura ritroviamo le ragazze, ormai diciottenni, alle prese con nuove minacce delle forze del male e antichi segreti che potrebbero mettere a repentaglio il matrimonio della principessa Bloom e del suo platinato fidanzato Sky. Ovviamente tutto finirà per il meglio e purtroppo nessuno, fra maschi e femmine, subirà nemmeno un danno alla piega perfetta o al look impeccabile.

Tecnicamente il film non si può definire deludente, soprattutto considerati gli standard dell’animazione nostrana. Persino il 3D, che in questi ultimi mesi sta subendo un abuso ingiustificato a livello internazionale, qui sembra avere quasi un suo perché più che in altre pellicole. Ciò che non convince del film è più legato all’universo delle Winx in generale e a tutti quegli aspetti per cui il grande schermo – e ancor di più l’altisonanza della tridimensionalità – fa da lente d’ingrandimento piuttosto che da lima. Il buonismo insistito ed insistente di Winx Club – Magica avventura, unito al sottofondo quasi martellante di smielate canzoni pop e dance senza soluzione di continuità, rende la visione di una pesantezza estrema. La patina coloratissima ed il manicheismo estremo e semplicistico rendono qualunque sviluppo del tutto prevedibile e poco interessante, quasi più dei peggiori polpettoni disneyani: non per nulla, a dispetto della presunta originalità della creazione di Straffi - peraltro più volte ingiustamente vantata -, le Winx sono nate come copia più fortunata delle precedenti W.I.T.C.H. di casa Disney Italia. Le ragazzine del Winx Club, perennemente alla moda, superficiali, “fidanzatissime” (come ci tiene a precisare fin dall’inizio la voce narrante), dalla forma fisica anatomicamente ideale e dall’abbigliamento supersexy, sono fra le peggiori mortificazioni commerciali della figura femminile mai diffuse da un mezzo tanto innocuo come il cartone animato. E dalla tradizione animata nipponica, alla quale pure Straffi si è ispirato, le Winx non hanno preso il mordente, la complessità e – ebbene sì – l’ambiguità morale, che avevano reso i cartoni giapponesi tanto interessanti (e a volte anche temuti) negli anni precedenti al loro approdo televisivo.

Tenetevi pure queste maghette plastificate, perfette e imbevute di melassa. Noi preferiamo riguardare una qualunque puntata di Sailor Moon. Piuttosto


doppioschermo

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