Venerdì, 13 Novembre 2009 18:39

La Nana - Recensione

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La nana

La nana (La cameriera) (Cile, 2009, 94'). Regia: Sebastian Silva; Sceneggiatura e soggetto: Sebastian Silva, Pedro Peirano; Fotografia: Sergio Armstrong; Montaggio: Danielle Fillos; Musica: Pedro Soubercaseaux; Interpreti e personaggi: Catalina Saavedra (Raquel), Claudia Celedon (Pilar), Alejandro Goic (Mundo), Andrea Garcia-Huidobro (Camila), Mariana Loyola (Lucy), Augustin Silva (Lucas), Darok Orellana (Tomas), Sebastian La Rivera (Gabriel); Produttore: Gregorio Gonzales; Distribuzione: Bolero Film.

Raquel lavora come cameriera da ben 23 anni al servizio dei Valdes. Ma per lei la famiglia rappresenta molto di più che un "datore di lavoro". Con loro ha instaurato un rapporto affettivo molto stretto. Ma la "nana" come viene chiamata in spagnolo, soffre di tremendi mal di testa e la signora Valdes è costretta ad assumere un'altra cameriera per darle un'aiuto. Cosa che Raquel non prende di buon grado tanto da boicottare tutte le ragazze che di volta in volta si presentano in casa con l'incarico di coadiuvarla. Tutte le governanti fuggono di fronte alle sue angherie. Così la padrona di casa rinuncia al suo proposito. Ma le emicranie di Raquel peggiorano e la signora Valdes è di nuovo obbligata a chiamare un'altra cameriera. Stavolta arriva Lucy, una donna che arriva da un paese di campagna. Ha un carattere gioviale e contagia tutta la famiglia con il suo buonumore. Riesce a sdrammatizzare anche l'atteggiamento riottoso della "vecchia" Raquel. Ironica e gentile, Lucy (una convincente e sorniona Mariana Loyola), spiazza l'anziana domestica che per la prima volta nella sua vita si sente verament trattata con affetto. All'inizio Raquel rimane sconvolta da questo fatto ma quando Lucy decide di tornare a casa sua in campagna, lei rivede tutta la sua vita in una luce diversa. Il lavoro non è tutto. I sentimenti contano veramente di più.

La seconda opera del trentenne cileno Sebastian Silva, è delicata e a tratti anche rude nela descrizione dei caratteri dei personaggi. La sua esperienza di pittore si nota nelle riprese, che dimostrano un dosaggio attento delle luci e delle ombre e un buon impatto cromatico. La storia è ben raccontata e fila via senza troppo annoiare. Il film concorre al Premio Torino 27.

doppioschermo

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