Lunedì, 16 Novembre 2009 11:37

La straniera - Recensione

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La straniera

La straniera (Italia, 2009, 108'). regia: Marco Turco; Soggetto: dall'omonimo romanzo Younis Tawfik; Sceneggiatura: Marco Turco, Monica Zapelli; Fotografia: Paolo Carnera, Alessandro Pesci; Montaggio: Massimo Quaglia; Scenografia: Alessandro Marrazzo; Costumi: Silvia Nebiolo; Musica: natasha Atlas, Tim Whelan, Hamilton Lee; Suono: Filippo Porcari; Interpreti: Kaltoum Boufangacha, Ahmed Hafiene, Sonia Bergamasco, Claudio Giè, Beauty Obasuvi, Jamil Hammoudi; Produttori: La Beffa Produzioni srl.

La straniera è Amina, venuta in Italia dal Marocco perchè la famiglia l'ha ripudiata. A Torino sposa un conterraneo, un poco di buono, un violento che la maltratta. Lei, disperata, lo lascia, ma per sopravvivere deve prostituirsi. E' una delle lucciole che battono sotto i portici di via Nizza. Un giorno, quasi per caso, incontra Naghib, un architetto di mezz'età arrivato trent'anni orsono in Italia da Marrakesh per studiare. Adesso lavora in un avviato studio nel centro della città. E' ricco e ha una bella casa. Tra i due si crea subito un'intesa. Lui, da poco separato dalla moglie, rimane affascinato dalla bellezza e dalla dolcezza di Amina, ma la rispetta e  preferisce non andare troppo in fondo al suo sentimento. Lei, invece, vede quest'uomo come una specie di principe azzurro. Se ne invaghisce. Di fronte alle sue incertezze, però, decide di non farsi più vedere. Solo Giada, una poliziotta che avrebbe dovuto far espatriare la ragazza, riuscirà, a farli reincontrare.

Una favola a lieto fine. Commovente e appassionante. Marco Turco racconta in modo delicato ed elegante l'amore tra due immigrati che devono fare i conti con le ostilità e i pregiudizi di un mondo diverso dal loro. Il ritmo del film è sostenuto, la vicenda scorre senza intoppi. Forse, però, l'incontro finale tra i due innamorati appare un po' troppo casuale. Vorremmo dire appiccicato e appiccicoso.  Ma ciò non toglie fluidità alla storia, e nemmeno riduce il valore artistico del film. Non ci si annoia mai rimanendo col fiato sospeso per un'ora e mezza fino al bacio appassionato che precede i titoli di coda. La Straniera è tratto dall'omonimo libro di Younis Tawfik che la sceneggiatura non ha tradito. Ottime le interpretazioni di entrambi i protagonisti. Ricordate la magrebina Zeudi Araia dell'Anatra all'arancia? A noi Kaltoum Boufangacha è sembrata più bella e sensuale, e pure un tantino più brava nel dare un'anima al suo personaggio. La vicenda ha sullo sfondo una Torino notturna e piovosa. Lo sguardo del regista punta molto sul quartiere di Porta Palazzo con le insegne dei negozi in arabo e le case dove un tempo alloggiavano i meridionali e dove oggi vivono marocchini, algerini, tunisini, egiziani. E' qui che Naghib si reca per avere informazioni su Amina che non riesce a rintracciare. Ne viene fuori un mondo sommerso fatto di solidarietà, di narghilè fumati in compagnia. Qui emerge un senso della comunità che non troviamo più altrove.

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