Martedì, 17 Novembre 2009 11:16

Torso - Recensione

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Torso

Torso (Giappone, 2009, 104'). Regia e Fotografia: Yutaka Yamazaki; Soggetto e Sceneggiatura: Aki Sato, Yutaka Yamazaki; Montaggio: Yuji Oshige; Scenografia: China Suzuki; Musica: Akira Matsumoto; Suono: Ejii Mori; Interpreti: Makiko Watanabe, Sakura Ando, Sola Aoi, Arata, Renji Ishibashi, Miyako Yamaguchi; Produttori: Yutaka Yamazaki, Eisuke Ishige, Michio Koshikawa; Produzione: 104, Transformer. Distribuzione: Transformer.

Un busto maschile gonfiabile, una ragazza e la sua famiglia. E' la triade sulla quale si snoda la vicenda. Il film cominicia con il dialogo tra Hiroko, la protagonista, e la sorellastra Mina al tavolo di un bar. I rapporti con i genitori sono tesi e le due giovani non vanno molto d'accordo per via del carattere schivo e solitario di Hiroko. Lei, infatti, non sopporta le intromissioni  alla sua vita personale che si svolge in modo formale, tra il lavoro nella mondo della moda e le faccende di casa. Ma la ragazza, che con i maschi ha sempre avuto approcci complicati, ha un segreto incofessabile: possiede un "torso" di uomo con il quale si gingilla e sfoga la sua femminilità. Si tratta di un manichino gonfiabile senza testa e senza arti  ma con il pene ben in vista. Lo tratta come un vero e proprio fidanzato. La stranezza viene però scoperta da Mina ospite per qualche giorno a casa della sorellastra per sfuggire alle violenze del compagno, Jiro dal quale aspetta anche un bambino. La tranquilla esistenza di Hiroko viene sconvolta. Ma dopo i tumulti interiori toernerà il sereno.

Si tratta dell'opera prima di un grande direttore della fotografia giapponese, Yutaka Yamazaki, impegnato per decenni soprattutto in documentari e produzioni televisive. Il suo stile asciutto ed essenziale è in linea con la tradizione del cinema nipponico. L'autore, oggi sessantanovenne, pensò a questa storia come un possibile film nel 1974, durante un viaggio a Copenhagen, quando rimase colpito da un busto di plastica esposto in un sexy-shop. Torso si distingue per la leggerezza nella descrizione dei dettagli della vita quotidiana della protagonista, per la nitidezza delle inquadrature e la capacità del regista di scavare nell'initimità dei personaggi. Nonostante lo stile nipponico, non ci sia annoia. Molto attuale, uno dei messaggi del film: Mina decide di non abortire rinunciando a fare carriera nel lavoro. Il busto è un simulacro del sesso, un "uomo" che non tradisce e non violenta. Yamazaki dedica la sua opera a tutte le donne. Fantastica nel ruolo di Hiroko, la dolce Makiko Watabe, ospite del festival di Torino.

doppioschermo

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