Martedì, 17 Novembre 2009 17:12

Le roi de l'evasion - Recensione

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Le roi de l'evasion

Le roi de l'evasion (Francia, 2009, 97'). Regia: Alain Guiraudie; Sceneggiatura: Alain Guiraudie, Laurent Lunetta, Frederique Moreau; Fotografia: sabine Lancelin; Montaggio: Benedicte Brunet, Yann dedet; Scenografia: Didier Pons; Costumi: Roy Genty; Musica: Xavier Boussiron; Suono: Xavier Griette; Personaggi e Interpreti: Ludovic Berthillot (Armand), Hafzia Herzi (Curly), Pierre Laur (Robert), Luc Palun (Durandot), Pascal Aubert (Paul), Francois Clavier (il commissario), Bruno Valayer (Jean-Jaques), Jean Toscan (Jean).

Il re della fuga. Ma fate bene attenzione a non confondere la seconda parola...della fuga, con la "u". Questa infatti è la storia di Armand, un venditore di trattori quarantenne, gay e stanco della solita vita. A lui piacciono gli uomini, soprattutto se maturi, ma una sera incontra Curly, una sedicenne che si innamora di lui stravolgendogli le abitudini, e non solo quelle sessuali. All'origine di questo amore della giovinetta per il grassoccio rappresentante di commercio, il fatto che costui l'ha salvata da uno stupro. Il rapporto, però, non può rimanere clandestino, e quando i genitori della minorenne lo scoprono, succede il finimondo. Siamo ad Albi, nelle campagne del Sud della Francia, dove vige ancora un forte moralismo di facciata. Armand viene fermato dalla polizia che gli mette un braccialetto elettronico al polso per controllarne i movimenti: cercano di impedirgli, in sostanza, di insidiare ancora la giovinetta. In realtà accade viceversa. L'insidiato è lui! Ma il ciccione ci sta, anzi vuole andare fino in fondo a questa nuova avventura. Armand, però, con un corpaccione da lottatore di greco-romana, ogni volta che viene braccato dalla polizia e dai familiari di Curly, è costretto a darsi alla fuga insieme alla sua fidanzatina. Scappa tra vigne e foreste, scappa e fa l'amore con lei superando le titubanze iniziali. In questo è aiutato anche dalla "duraina", una radice che, come la mandragola di Machiavelli, corrobora e rinvigorisce le parti del corpo addette all'uso. Ma alla fine il buon Armand si accorge che questa storia non può andare avanti e molla tutto facendosi dare del "frocio" dalla sua piccola amante arrabbiata. E' questa, in fondo, la verità. E tutto finisce in un'ammucchiata a cui partecipano i protagonisti (maschili) della vicenda.

Commedia francese, l'unica in concorso al Festival. Il tema, scabroso, irriverente e a rischio irritazione per i più pudichi, è sviluppato con una certa leggerezza. Il film, nonostante parvenze "volgari", è sottile e, a tratti, assai divertente. Ambientato nella regione del Midi-Pyrene, offre squarci incantevoli della campagna francese. I riflettori vengono accesi su un piccolo mondo nascosto, quello dei gay in sù con gli anni che cercano sesso clandestino e fugace in uno spiazzo ai bordi della strada. Quello che può apparire squallido, viene illuminato da lampi di umanità. Ci vuole coraggio, comunque, a spiattellare sullo schermo corpi flaccidi e grinzosi di vecchi in amore. E a parlare e mostrare così (sfacciatamente?) un'omosessualità senza remore. E' proprio qui la felicità? Il sesso è tutto? La risposta allo spettatore. Alain Guiraudie con L'eroi de l'evasion ha fatto un'operazione ideologica contro la normalizzazione della società, ha sbertucciato le istituzioni e tentato di dare una dignità alla trasgressione. Si vede che i tempi sono cambiati: altro che il Vizietto di Molinaro!  Non ci si accontenta più del soft. Ma per fortuna che c'è Almodovar...

doppioschermo

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