
Come mio padre (Italia, 2009, 75'). Regia: Stefano Mordini; Soggetto e Sceneggiatura: Michele Astori e Stefano Mordini; Fotografia: Daria D'Antonio; Montaggio: Cristina Flamini; Musica: Enzo Casucci; Suono: Emanuele Cecere, Daniela Bassani, Stefano Grosso; Produzione e Distribuzione: Offside e Rai Cinema.
Il difficile rapporto coi padri raccontato e giudicato dai figli in un documentario che ha raccolto testimonianze nell'arco di sessant'anni. Quello che ci ha proposto Stefano Mordini per la sezione Festa mobile-Paesaggio con figure, è un viaggio in bianco e nero e a colori che mette a nudo sentimenti, risentimenti, delusioni e domande spesso rimaste inascoltate in milioni di famiglie italiane. Insomma, questo lavoro, frutto di un "saccheggio" delle teche Rai, ci è servito per capire come e se è mutata la paternità in Italia dagli anni Cinquanta ad oggi. Il film, che comprende interviste e reportage, si apre e si chiude con due immagini eloquenti: un papà che accompagna il figlio a scuola pettinandolo con cura prima che entri; un padre che tiene in braccio il suo pargolo per permettergli di gustare tranquillo un pacchetto di noccioline. Ieri e oggi, la medesima premura, il medesimo affetto. Tenere per mano il bambino per condurlo verso il proprio destino: diventare uomo. Ciò significa, dunque, che le domande dei figli sono ancora le stesse, e anche le risposte della famiglia (benché... allargata) sono rimaste immutate, nonostante i radicali cambiamenti che hanno interessato la società.
Il documentario suscita commozione e a tratti diverte, per la spontaneità e la schiettezza dei piccoli intervistati. Come mio padre: dal titolo, il risultato dell'"inchiesta": il genitore rimane sempre un modello di riferimento, un punto imprescindibile nella propria crescita verso la maturità. "Ci siamo riconosciti nella semplicità e onestà dei bambini, e questo ci ha rassicurato", è il commento del regista sull'esito di questo suo undicesimo lavoro cinematografico. Emozioni e memoria, risate (per le espressioni improprie o gli errori nel parlare) e leggerezza narrativa.