
Guy and Madeline on a Park Bench (Usa, 2009, 82') (Guy e Madeline su una panchina del parco). Regia, Soggetto e Sceneggiatura: Damien Chazelle; Musica: Justin Hurwitz; Suono: Geof Thurber; Personaggi e Interpreti: Jason Palmer (Guy), Desirèe Garcia (Madeline), Sandha Khin (Elena), Frank Garvin (Frank), Andre Hayward (Andre), Alma Prelec (Alma), Bernard Chazelle (Paul), Eli Gerstenlauer (Eli), Keith Gross-Hill (Keith), Jerry Queen (Jerry), Maureen McCarthy (Maureen), Willie Rodriguez (Willie), Zerek Palmer (Zerek); Produttore: Jasmine McGlade; Co-produttore: Mihai Dinulescu.
Un bianco e nero d'altri tempi, nei contenuti e nella forma. Guy è un giovanissimo trombettista emergente, di colore, e Madeline una ragazza bianca, timida e carina. Vivono a Boston, sono fidanzati da tre mesi ma tra loro c'è qualcosa che non va. Infatti, quando Guy incontra Elena in un affollato vagone della metropolitana se ne invaghisce. E il giorno dopo telefona a Madeline per dirle basta. Così la giovane decide di trasferirsi a New York dove trova lavoro come cameriera. E' qui che la ragazza conosce Paul, un coetaneo di origine francese. Ma poco tempo dopo la bella Madeline e il musicista si ritrovano ancora, in strada, per caso. Piano piano i due cercano di comprendere la verità di un amore che sembrava spezzato. Guy va a casa dell'amata e le suona un pezzo alla tromba che ha composto per lei: solo così sa comunicare i suoi sentimenti. La panchina nel parco è il luogo dei sogni e dei baci sperati. Com'è bella New York d'autunno!
Un bel musical che non ti aspetti. Al primo impatto sembra uno strano documentario invece si rivela un tripudio di blue notes, balletti, canzoni e tenerezze in bianco e nero. Un bianco e nero sgranato e luminoso come il jazz. Come il parco coperto di foglie. Le armonie imperversano. Si parte con I left my heart in Cincinnati, che diventa il fil rouge della storia, e si prosegue con l'happy feet alla Fred Astaire, ritmi sincopati e persino l'hip-hop. Anche la batteria diventa protagonista. Un film artificioso quanto basta per rievocare i fasti degli anni Cinquanta. Romanticismo e tip tap, senza esagerare. E il tutto, confezionato da un regista di appena 24 anni!