Venerdì, 20 Novembre 2009 02:04

Pusher - Recensione

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Pusher

Pusher (Danimarca, 1996, 109'). Regia: Nicolas Winding Refn; Soggetto e Sceneggiatura: Nicolas Winding Refn e Jens Dahl; Fotografia: Morten Soborg; Montaggio: Anne Osterud; Scenografia: Kim Lovetand Julebaek; Suono: Peter Schultz; Personaggi e Interpreti: Kim Bodnia (Frank), Mads Mikkelsen Tonny), Zlatko Buric (Milo), Slavko Labovic (Radovan), Laura Drasbaek (Vic); Produttore: Henrik Dranstrup; Produzione: Balboa Enterprise; Distribuzione: Nordisk Film International.

Pusher, lo spacciatore, è forse il film più famoso del giovane regista danese Nicolas Winding Refn, al quale il Torino Film Festival ha dedicato un'antologia. Protagonista della vicenda è Frank, piccolo spacciatore che opera nei sobborghi di Copenhagen atteggiandosi a gangster. Vende e compra droga per tutti i gusti. Finchè non viene beccato dalla polizia. Per non essere sorpreso con le mani nel sacco, il pusher è costretto, alla fine di un lungo inseguimento a piedi, a gettare il sacco con l'eroina nelle acque di un lago. E qui cominciano i suoi guai. Finisce in cella per ventiquattro ore e scopre che il suo socio Tonny, per salvarsi dall'arresto, ha rilasciato delle dichiarazioni contro di lui.  Quel che è peggio però, è il debito con Milo, il boss della mafia balcanica che gli ha consegnato la merce. Gli deve molti soldi, troppi per le sue possibilità. Frank allora perde la testa. Prima massacra di botte Tonny, per dargli una lezione, poi si mette alla ricerca del denaro necessario a pagare il debito. Milo gli da una settimana di tempo e quando si accorge che lui non ce la fa, si spazientisce facendolo pestare a sangue. La disperazione porterà lo spacciatore a rispondere alla violenza dei mafiosi con altrettanta crudeltà. E, armato di un fucile a canne mozze, non risparmia i suoi aguzzini. Tutti, meno il capo. E il risultato sarà disastroso.

Ritmi e scene da film pulp. Sangue e ferocia in salsa danese. I bassifondi di  Copenhagen, qui, sono come il Bronx di Carpenter. Adrenalina a mille. Non si riesce a distogliere lo sguardo dallo schermo nemmeno per un attimo. Nel suo genere, è un capolavoro. Il primo di una trilogia che viene presentata nella retrospettiva al festival di Torino 2009. Crudo e realista nella rappresentazione della violenza e intenso nella connotazione dei personaggi, alcuni dei quali torneranno, nella loro spietatezza, in Pusher II e Pusher III. Formidabili (e ben diretti) gli attori, a cominciare da Kim Bodnia, il protagonista. Anche il boss Milo (Zlatko Buric) è ben tratteggiato. Tutto sembra vero, con le inquadrature che colgono anche i dettagli. Un esempio del grande talento di Refn.

doppioschermo

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