Giovedì, 28 Aprile 2011 16:31

I baci mai dati - Recensione

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Per il suo ritorno alla regia, Roberta Torre sceglie una storia di periferia tra sacro e profano con protagonista protagonista la 13enne Manuela, apprendista parrucchiera che un giorno sente la voce della Madonna

I baci mai dati segna il ritorno della regista Roberta Torre al lungometraggio di ficton, a cinque anni di distanza da Mare Nero e dopo l’impegno nella produzione e regia dei documentari Itiburtinoterzo e La notte quando è morto Pasolini.

Per il rientro la regista milanese sceglie una storia ambientata in una delle “periferie d’Italia” che hanno accompagnato quasi tutta la sua carriera cinematografica.

Questa volta è il quartiere Librino di Catania a essere, contemporaneamente, scenario e protagonista della storia della tredicenne Manuela, apprendista parrucchiera ignorata dalla famiglia che un giorno riesce a sentire la voce della Madonna. La rivelazione porta a Manuela la fama di “santa” e, insieme, limitazioni e responsabilità: l’intero quartiere si riversa nel suo appartamento per chiedere grazie e miracoli.

Roberta Torre (anche produttrice con Amedeo Bacigalupo) lavora sul materiale che conosce - volti, colori, suoni -  riuscendo a toccare i temi del sacro e della credulità senza scivolare mai nel grottesco.

Fedele alla volontà di sfuggire ai luoghi comuni delle rappresentazioni dei quartieri satellite delle città italiane, il film cade però sulla caratterizzazione di quei rapporti umani che vuole mettere al centro del racconto. La necessità di semplificare personaggi e motivazioni nasce dal coraggioso intento di sperimentare nella messa in scena – in cui la Torre è notevole – la fusione tra diversi stili e generi.

Tratto caratteristico del cinema della Torre è proprio la passione per la contaminazione creativa – in tutti i suoi film, ad esempio, sono coinvolti attori professionisti e non professionisti – che qui porta ad una sperimentazione tra stile documentario e onirico, tra ficton e ricerca sociologica, tra melodramma e musical. L’effetto complessivo non è però – e forse non poteva esserlo – coeso e ne soffre la fluidità della pellicola. Ne risulta un film sbilanciato nei suoi elementi fondamentali (storia e messa in scena) nonostante la buona fotografia di Fabio Zamarion e l’interpretazione di Donatella Finocchiaro, che de I baci mai dati sono gli elementi di maggior coesione.

Si deve però riconoscere a Roberta Torre, in un periodo di crisi economica ma ancor più di produzioni pavide e scarsamente creative, la volontà di usare il mezzo cinematografico per sperimentare. Il coraggio non occulta difetti di realizzazione e non risolve problemi di rappresentazione ma, qui e oggi, può essere considerato di per sé un miracolo.

doppioschermo

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